
Verso dove?
Diventiamo adulti
per un breve istante
se la sorte
ci estrasse alla vita.
Quando hai guardato
tutte le cose della terra
e sopra le stelle
e ogni creatura
rifatta in armonia
nello splendore del bello
è ora di andare
alla ricerca di un altro
appiglio nelle frontiere
dell’assoluto silenzio.
I santi e i profeti
con più forza cantino
quest’uomo che geme
esiliato in non so quale
taverna oscura. Se
hai questo desiderio
arcano sei maturo
per passare all’altra
riva, dice l’operaio
buono di Nazareth.
Come sempre, ogni lettore è libero di interpretare secondo il suo personalissimo punto di vista. A me pare che si tratti, qui, di una svolta decisiva nella vita: dall’esperienza della bellezza e della bontà, i primi gradini della crescita spirituale, al mistero di una verità che sfugge alle rappresentazioni, e coincide col silenzio. Il termine tecnico, al riguardo, è teologia apofatica, la quale non può dire ciò che è, ma quello che non è. Prima o poi ci ritroviamo tutti su questa riva estranea ai soliti approdi, non fosse che nel momento della morte. Allora cercheremo “un altro appiglio”, una salvezza “altra” rispetto alle nostre sicurezze.

Condivido la chiave di lettura proposta nel commento, che svela la profondità del mistero racchiusa in questi splendidi versi.