Lirico terapia. Giovanni Raboni, Cinema nel pomeriggio

Cinema di pomeriggio 

Quasi sempre, a quest’ora 

arriva gente un po’ speciale (però

di buonissimo aspetto). Chi si siede

ma poi continua a cambiar posto,

chi sta in piedi, sul fondo della sala, e fiuta, 

fiuta rari passaggi, la bambina

mezzo scema, la dama ch’entra sola, 

la ragazza sciancata… Li guardo per sapere 

che storia è la loro, chi li caccia. Quando 

viene la luce penso come il cuore

gli si deve contorcere cercando

d’esser salvo piú in là, di sprofondare 

nel buio che torna tra un minuto.

Sta al lettore, come sempre, indovinare il tono del poeta, la carica – positiva o negativa – delle parole messe in fila con maestria da un autore ormai classico come Giovanni Raboni. La prima impressione è che il registro sia ironico: “gente un po’ speciale (però / di buonissimo aspetto)”. Quel che segue è un elenco di personaggi improbabili, e proprio perciò probabilissimi. 

Il tono cambia quando l’osservatore si predispone a comprendere più in profondità: “Li guardo per sapere / che storia è la loro, chi li caccia”. In quest’ultimo verbo si avverte tutta la drammaticità dell’emarginazione data per scontata: il cinema del pomeriggio è riempito da un’umanità indesiderabile.

Ma è nel finale il capolavoro di Raboni: l’arrivo della luce è spaventoso per chi desidera soltanto nascondersi, a causa del rifiuto altrui.

Un pensiero su “Lirico terapia. Giovanni Raboni, Cinema nel pomeriggio

  1. S&R

    Questi versi vibrano di empatia, al di là della sfumatura ironica.
    Il commento mette ancora più in luce la denuncia drammatica del finale.

    Rispondi

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