
Questo caro sgomento
L’infanzia dalle lunghe calze nere
Logorate ai ginocchi sugli spigoli
Dei banchi, l’infanzia delle preghiere
Assonnate ogni sera, delle nere
Albe dei morti, della litania
Di zoccoli cristiani sul selciato,
L’infanzia che m’ha dato
Questo caro sgomento mio d’esistere…
Come incide l’infanzia sul presente? Giudici la traduce in sgomento d’esistere: frutto dell’educazione, che trasmette valori a volte non integrati o inadeguati per quella specifica persona? Dei riti incomprensibili per un bambino, che ne coglie il lato oscuro e inquietante? Dei doveri non sentiti, delle abitudini contratte e mai trasfigurate da un assenso personale? È possibile. Ma il lettore deve fare i conti con un aggettivo che rischia di capovolgere l’interpretazione: “Questo caro sgomento mio d’esistere…” (il corsivo è mio).

Per me, questi versi sono densi, toccano corde profonde, innescano contrasti interiori…fino alla frase finale del commento che, magicamente, scioglie i nodi e dissipa le nubi, facendo sorgere uno stato di grande serenità.
Sgomento e vita, inseparabili.