
Giocattoli
Il mio bimbo che guardava imbronciato
atteggiandosi a uomo ormai fatto sette volte
non mi aveva obbedito. Fu punito e scacciato
e privato del bacio clemente
della mamma che già non ha più.
Ma temendo che vegliasse nel pianto
silenzioso entrai nella stanza
per trovarlo nel sonno profondo:
pesti gli occhi, ciglia umide ancora
dai singhiozzi. Ed io desolato
coi baci il pianto asciugai
e notai tra le lacrime
accosto sul comodino
pedine, un sasso venato di rosso,
un pezzo di vetro lisciato dalla risacca,
sei o sette conchiglie
e monete francesi di rame,
disposte con cura
per lenire il dolore.
E la sera nel pregare Dio
piansi e dissi: Quando il nostro respiro
si spezzerà nell’ultimo istante,
non più importuni nella morte,
e Tu vedrai i semplici trastulli
delle nostre gioie,
e quanto poco capito
il bene che ci hai voluto,
allora, non meno padre di costui che creasti, dirai – l’ira scordando –
“Pietà di loro, non sono che bimbi in fondo”.
Cogliere la delicatezza di questi versi non è difficile. Conservarne una traccia duratura è più arduo, perché tendiamo a dimenticare ciò che conta. Vale, allora, come esercizio di memoria, per noi distratti.

Fu punito e scacciato
e privato del bacio clemente
della mamma che già non ha più.
…
E la sera nel pregare Dio
piansi e dissi:
“Sei o sette conchiglie… per lenire il dolore”, l’amore fa quel che non possono i giocattoli.
L’intensità di questi versi trafigge l’anima…è la potenza paradossale della tenerezza, l’essenza di un Dio che apprezza la purezza dell’ infanzia a tal punto da renderla condizione necessaria per il Regno.