Lirico terapia. Coventry Patmore, Giocattoli

 

Giocattoli

Il mio bimbo che guardava imbronciato 

atteggiandosi a uomo ormai fatto sette volte

non mi aveva obbedito. Fu punito e scacciato

e privato del bacio clemente 

della mamma che già non ha più.

Ma temendo che vegliasse nel pianto 

silenzioso entrai nella stanza

per trovarlo nel sonno profondo:

pesti gli occhi, ciglia umide ancora

dai singhiozzi. Ed io desolato 

coi baci il pianto asciugai

e notai tra le lacrime 

accosto sul comodino 

pedine, un sasso venato di rosso,

un pezzo di vetro lisciato dalla risacca, 

sei o sette conchiglie 

e monete francesi di rame, 

disposte con cura 

per lenire il dolore. 

E la sera nel pregare Dio 

piansi e dissi: Quando il nostro respiro 

si spezzerà nell’ultimo istante,

non più importuni nella morte,

e Tu vedrai i semplici trastulli 

delle nostre gioie,

e quanto poco capito 

il bene che ci hai voluto,

allora, non meno padre di costui che creasti, dirai – l’ira scordando –

“Pietà di loro, non sono che bimbi in fondo”.

Cogliere la delicatezza di questi versi non è difficile. Conservarne una traccia duratura è più arduo, perché tendiamo a dimenticare ciò che conta. Vale, allora, come esercizio di memoria, per noi distratti.

3 pensieri su “Lirico terapia. Coventry Patmore, Giocattoli

  1. hellomiticospank

    Fu punito e scacciato
    e privato del bacio clemente
    della mamma che già non ha più.


    E la sera nel pregare Dio
    piansi e dissi:

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  2. S&R

    L’intensità di questi versi trafigge l’anima…è la potenza paradossale della tenerezza, l’essenza di un Dio che apprezza la purezza dell’ infanzia a tal punto da renderla condizione necessaria per il Regno.

    Rispondi

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