Un libro di quasi tre anni fa, di cui è sempre bene parlare, soprattutto adesso.
Bullismo, omofobia, violenza di genere. Quando avevo quattordici, quindici anni non se ne parlava tanto quanto se ne parla oggi, non avevano un nome mani addosso in ricreazione, penne e le matite spezzate ogni giorno, il branco che si coalizzava contro i più deboli. C’era tutto, non amplificato da smartphone, chat, social, ma c’era, e scavava ferite profonde che che bruciano a distanza di anni.
Da mamma di una figlia alle soglie dell’adolescenza, sono entrata con un tale carico di emozioni in questo libro che ancora, dopo tanto tempo, me lo sento addosso e penso che invitare sempre più persone (genitori soprattutto) a leggerlo possa portare a un cambio di rotta.
Uno specchio dei nostri tempi, ecco cos’è Colpo su colpo, in poche parole, e un’occasione per aprire una finestra sul mondo dei ragazzi, che sembra sempre più lontano.
Da un lato c’è Giada, che a 16 anni ama un’altra ragazza (e vive con i sensi di colpa nei confronti di un padre poliziotto e una madre “dura e pura”, almeno sulla carta. E per esigenze professionali). Dall’altro, ragazzi come lei, frustrati, irrisolti, a cui sarebbe servita quella educazione ai sentimenti, quella “educazione emotiva” tanto assente da ogni programma scolastico e da tanti progetti familiari. I due mondi, inevitabilmente, si scontrano e sono i più forti (che in realtà sono i più deboli) a prevalere, sopraffare, bullizzare chi va contro i loro (indotti, falsi, di facciata) principi. Nell’epoca del bullismo 2.0, delle foto costruite ad arte con gli smartphone, dei ricatti, della violenza domestica, la sopraffazione, ci troviamo di fronte a diversi modi di agire e reagire.
Mette paura l’idea che un figlio possa essere preso di mira e che una sua reazione (troppo facile dire “devi reagire, raccontare, parlare”) possa incattivire ancora di più le bestie in gabbia. Ci si sente male solo all’idea, si cerca la soluzione, la via di fuga. Per me è stata, ai tempi, il silenzio, perché chi di noi, stanco dell’ennesima mano addosso, presa in giro, penne spezzate “per gioco”, raccontò tutto a casa, si trovò sola, con le bestie ancora più cattive. Come Giada, che reagisce, sferra un pugno ai bulli e si mette in trappola da sola. Unica sua via d’uscita: lo sport, e l’incontro con un maestro di savate che conosce bene la sofferenza, il sopruso, l’emarginazione, fino all’estremo.
Giada è una ragazza in fieri e la sua crescita emotiva è raccontata in maniera efficacissima dall’autore, che sembra leggere tra le pieghe dei sorrisi forzati, la fronte corrucciata davanti a un telefonino che non emette suoni di notifica, lo sguardo colmo di rabbia che da un lato non incontra l’oggetto (la madre, per esempio, o i compagni bulli) e dall’altro guarda dritto negli occhi l’avversario da battere.
Tutti i personaggi, anche gli adulti, sono raccontati nelle loro rughe, nei loro dubbi, attraverso quei castelli nascosti che la vita pian piano riporta alla luce, tutti. Paolo è un padre come ce ne sono tanti, che protegge e si rispecchia nella figlia, cercando di renderle la vita, se non felice, almeno serena; lui, che si è abituato a tacere quando avrebbe voglia di reagire come da ragazzo faceva, anche lui, sul ring.
Figure piene di contraddizioni e debolezze sono quelle che appaiono, all’esterno, più forti e determinate: la madre di Giada e il maestro De Roma. La prima con un futuro da costruire, il secondo con un passato, in un certo senso, da distruggere.
Anche nel loro caso, il racconto va dritto alle emozioni, spesso contrastanti, di fronte ai fatti della vita, alle scelte importanti, al dover decidere tenendo conto di tante, troppe variabili e convenzioni sociali.
Questo è un libro che entra dentro le pieghe dell’anima e rimane lì, a sedimentare a lungo, fissandosi nella memoria emotiva.
Riccardo Gazzaniga ha un talento unico nel trarre da una storia il nocciolo universale di una questione e lo ha dimostrato con le due raccolte, pubblicate prima e dopo il romanzo, Abbiamo toccato le stelle e Come fiori che rompono l’asfalto (entrambi per Rizzoli); storie di sportivi (il primo), uomini e donne (il secondo), che con la loro vita stessa hanno veramente “cambiato le cose”. Libri che nascono per i ragazzi, ma sono perfetti per essere letti da adulti e magari condivisi. Temi sempre importanti, attuali, resi concreti attraverso il racconto della vita che scorre e che l’autore sa come afferrare e mettere nero su bianco.
