2 pensieri su “Luigi Maria Corsanico legge Arsenij Tarkovskij. 2

  1. Luigi Maria Corsanico

    Arsenij Aleksandrovi? Tarkovskij (Elisavetgrad, 25 giugno 1907 – Mosca, 27 maggio 1989)
    Primi incontri
    (?????? ????????, 1962)
    Poesie scelte (Libri Scheiwiller, 1989), trad. it. G. Zappi

    Lettura di Luigi Maria Corsanico

    Alexander Borodin
    String Quartet No. 2 in D major, Notturno
    Borodin String Quartet

    ~~~~~~

    Ogni istante dei nostri incontri
    lo festeggiavamo come un’epifania,
    soli a questo mondo. Tu eri
    più ardita e lieve di un’ala di uccello,
    scendevi come una vertigine
    saltando gli scalini, e mi conducevi
    oltre l’umido lillà nei tuoi possedimenti
    al di là dello specchio.
    Quando giunse la notte mi fu fatta
    la grazia, le porte dell’iconostasi
    furono aperte, e nell’oscurità in cui luceva
    e lenta si chinava la nudità
    nel destarmi: “Tu sia benedetta”,
    dissi, conscio di quanto irriverente fosse
    la mia benedizione: tu dormivi,
    e il lillà si tendeva dal tavolo
    a sfiorarti con l’azzurro della galassia le palpebre,
    e sfiorate dall’azzurro le palpebre
    stavano quiete, e la mano era calda.
    Nel cristallo pulsavano i fiumi,
    fumigavano i monti, rilucevano i mari,
    mentre assopita sul trono
    tenevi in mano la sfera di cristallo,
    e – Dio mio! – tu eri mia.
    Ti destasti e cangiasti
    il vocabolario quotidiano degli umani,
    e i discorsi s’empirono veramente
    di senso, e la parola tua svelò
    il proprio nuovo significato: zar.
    Alla luce tutto si trasfigurò, perfino
    gli oggetti più semplici – il catino, la brocca – quando,
    come a guardia, stava tra noi
    l’acqua ghiacciata, a strati.
    Fummo condotti chissà dove.
    Si aprivano al nostro sguardo, come miraggi,
    città sorte per incantesimo,
    la menta si stendeva da sé sotto i piedi,
    e gli uccelli c’erano compagni di strada,
    e i pesci risalivano il fiume,
    e il cielo si schiudeva al nostro sguardo…
    Quando il destino ci seguiva passo a passo,
    come un pazzo con il rasoio in mano.

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