Recensione di Guido Michelone a “Portami il diario”, di Valentina Petri

“Portami il diario…” è una frase che ho sempre sentito fin dalla voce del severo maestro di quinta elementare, ma con una piccola leggera aggiunta: “…che ti faccio la nota!”. Nota di indisciplina, naturalmente, che rendeva il malcapitato studente, talvolta innocentissimo via via pallido, atterrito, paonazzo, rabbioso, piangente. Certo, nell’istituto professionale in cui è ambientato il recente romanzo Portami il diario di Valentina Petri ho constatato che in fondo le note non abbondano, come magari vorrebbero alcune colleghe della protagonista, supplente,, in attesa di vincere la cattedra per l’anno successivo.

Ma la giovane ‘prof’ – per usare il gergo studentesco attuale – preferisce attuare strategie  alternative al diario (inteso come nota), convinta che l’insegnamento resti il mestiere più bello del mondo. E penso che sia l’autrice stessa a fare apparire al lettore la scuola l’esatto contrario di diari e note, ovvero descrivendola come un luogo sfaccettato, talvolta magico e creativo, talaltra asfittico e insopportabile, benché gli umori vengono esternati dal personaggio (chiaramente autobiografico) con un tocco di leggerezza, di humour e di autoironia che, per me, costituiscono una ghiotta novità nell’attuale panorama narrativo italiano. 

Confesso di aver letto il romanzo in diversi momenti, abbandonandolo e riprendendolo lungo un intero anno e mezzo: avrei voluto gustarmelo seguendo il calendario scolastico progressivo da settembre a luglio, ma il libro è uscito nell’aprile 2000 (nel settembre 2021 l’edizione economica Bur) e subito c’è stato il Covid, che ha proiettato il libro in una sorta di limbo divenuto quasi subito sguardo retrospettivo, quasi a descrivere un mondo che come tale forse non tornerà più (almeno così è, per il terzo anno consecutivo). 

Ritengo comunque Portami il diario un testo appunto già ‘classico’, benché mai come in questi ultimi vent’anni in Italia siano usciti tantissimi romanzi (e romanzetti) sulla nostra scuola: più peggiora e più abbonda la riflessione su di essa, anche in forma di fiction; non sono un esperto in materia di narrativa scolastica, ma mi vengono in mente almeno altri quattro autentici capolavori: Cuore (1886) di Edmondo De Amicis, Un anno di scuola (1929) di Giani Stuparich, Ricordi di scuola (1939) di Giovanni Mosca ed Ex cathedra (1985) di Domenico Starnone (e mi scuso per aver omesso altri titoli importanti).

Dunque il romanzo di Valeria Petri può ben figurare accanto questi quattro testi memorabili, perché ne rappresenta la continuità storica, ossia l’ultimo anello di una lunga catena che vede protagonista l’insegnante (più che i ragazzi) , in qualità di demiurgo, missionario, vate, agente segreto, salvatore della patria, in mezzo a un’Italia che passa dal Risorgimento alla belle époque, dal fascismo al ‘68. E proprio il ‘68, fino a Valentina Petri, risulta il metro di paragone di quasi tutta la recente letteratura scolastica: il/la docente sessantottino/a o ex o post entra a scuola con un ruolo politico, deciso/a a compiere la rivoluzione salvo poi ricredersi (e accontentarsi delle briciole). 

In Portami il diario, invece, scopro che Autrice e personaggio anagraficamente non hanno vissuto gli anni della Gilda né quelli della pantera, ma solo quelli ella pseudo-riforma Gelmini, studiando e vivendo oltretutto in una sonnolenta e tradizionalissima provincia: quindi in lei (e nel romanzo) è assente ogni ideologia, salvo quella (che magari tale non è) della ‘passione per l’insegnamento’ che forse la costringe, suo malgrado, a distogliere il pensiero da una ipotetica messa in discussione del sistema. 

In Portami il Diario, quindi, non capisco quanto e come Valentina Petri si renda conto di “navigare” oggi in una delle scuole più antiquate del mondo a livello di secondarie superiori, dove gli studenti (bulli o secchioni) sono psicologicamente lontanissimi dai programmi ministeriali, in particolare per quelle materie umanistiche ritenute (anche giustamente) fondative, ma bisognose oramai di un generale ribaltamento di metodi, strumenti, didattiche, pedagogie.

 

Valentina Petri, Portami il diario, BUR, Milano 2021.

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