Se questa sera non fosse vera
se l’erbe non tremassero e i monti non morissero col giorno
se questo viso non fosse il tuo
e la ruggine del bosco
non avesse vento e parole e fumi lontani,
se l’ombra volasse ugualmente sui prati
ma non fosse la stessa ombra
se non fosse davvero primavera
l’albero sarebbe fiorito invano
e i sassi bianchi qua e là
tra il nero della mortella e le grida
rauche dei cavalieri e i cavalli stanchi
non sarebbero stati veri
al lume di luna pei verdi sentieri.
Questi versi di Parronchi hanno il potere di aprire e chiudere qualcosa. Al lettore, come sempre, la risonanza personale.


La magia di un chiaro di luna primaverile che non conduce la mente verso sogni evanescenti, ma le insegna a cogliere ancor più pienamente la bellezza presente nella realtà, qui ed ora.
L’anima sofferente immagina sempre realtà alternative.
L’anima sofferente non sa ancora bene cosa sia la felicità.