3 pensieri su “Luigi Maria Corsanico legge Fernando Pessoa. 41

  1. Luigi Maria Corsanico

    Fernando Pessoa – Álvaro de Campos / LÀ-BAS, JE NE SAIS OÙ
    Traduzione di Marcello Comitini
    Lettura di Luigi Maria Corsanico
    Poesias de Álvaro de Campos. Fernando Pessoa.
    Lisboa: Ática, 1944 (imp. 1993). – 307.
    Arvo Pärt: Tabula rasa – 2. Silentium: Senza moto · Göteborgs Symfoniker · Erik Risberg

    LÀ—BAS, JE NE SAIS OÙ
    (laggiù, non so dove)

    Vigilia del viaggio, la campanella…
    Non mi preavvisate stridendo!
    Voglio godere la pausa di “gare” dell’anima che possiedo
    Prima di vedere avanzare verso di me il ferreo arrivo
    Del treno definitivo,
    Prima di sentire la vera partenza nella bocca dello stomaco.
    Prima di porre sul predellino un piede
    Che non ha mai imparato a non emozionarsi ogni volta che deve partire.
    Voglio, in questo momento, fumando sulla banchina dell’oggi,
    Rimanere ancora un po’ attaccato alla vecchia vita.
    Vita inutile, che è una cella, che era meglio lasciare?
    Che importa? Tutto l’universo è una cella ed esserne prigioniero non ha a che vedere con le dimensioni della cella.
    Mi sa di nausea la prossima sigaretta. Il treno è già partito dall’altra stazione…
    Addio, addio, addio a tutti coloro che non son venuti a salutarmi,
    Famiglia mia astratta e impossibile…
    Addio giorno di adesso, addio banchina dell’oggi, addio vita, addio vita!
    Rimanere come un bagaglio etichettato dimenticato
    In un angolo sotto la pensilina dei passeggeri dall’altro lato dei binari.
    Essere rinvenuto per caso dalla guardia dopo la partenza —
    «E questa? C’è stato dunque un tizio che l’ha dimenticata qui?» —
    Rimanere a pensare soltanto di partire,
    Rimanere e averne il motivo,
    Rimanere e morire di meno…
    Vado verso il futuro come a un difficile esame.
    Se il treno non giungesse e Dio avesse compassione di me?
    Già mi vedo alla stazione sin qui semplice metafora.
    Sono una persona perfettamente presentabile.
    Si vede – dicono – che ho vissuto all’estero.
    I miei modi sono di uomo educato, evidentemente.
    Prendo la valigia, rifiutando il facchino, come un vile vizio.
    E la mano con cui prendo la valigia, fa tremare me e lei.
    Partire!
    Non tornerò mai.
    Non tornerò mai perché mai si torna.
    Il luogo in cui si torna è sempre un altro,
    È un’altra la “gare” a cui si torna.
    Non vi sta ormai la stessa gente, né la stessa luce, né la stessa filosofia.
    Partire! Mio Dio, partire! Ho paura di partire!…

    Traduzione di Marcello Comitini

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