
“Grandi pulizie”, di Raffaele Greco, è un libro di ricordi lasciati nel cassetto. Prima o poi è bene riesumarli e vedere che cosa se ne potrebbe fare. Non sono tutti sullo stesso piano: dello stesso spessore, suscettibili della stessa intensità e grado di elaborazione. A volte sembrano smarrirsi in particolari secondari, quasi superflui, altre toccare vertici di senso, nell’ incandescenza di quei nodi che, miracolosamente, contengono qualche inedita rivelazione. Immagini e pensieri, allora, si incidono nell’anima. La parte che, personalmente, ho più apprezzato, è quella intitolata “Flussi”: una serie di scene rapidissime, collegate a citazioni cinematografiche che ne restituiscono un significato più ampio. La cifra stilistica di Raffaele è questa: partire da un dato spesso microscopico e farlo crescere con pazienza, come gli anelli di un albero. In questa prospettiva, ci si aspetterebbe un affacciarsi su dimensioni ulteriori, magari religiose: ma arrivato sulla soglia, persino raccontando fenomeni “soprannaturali”, l’autore ritorna sui suoi passi. Le “Grandi pulizie” sembrano fare piazza pulita di qualsiasi trascendenza. Ma l’impressione è che una domanda rimanga lì, nascosta e illesa, sotto il tappeto del salotto buono.
Raffaele Greco, Grandi Pulizie, Amazon, 2022.

Ha ragione Fabrizio.
Mi riconosco pienamente nella recensione che, con la consueta generosità e sincerità, ha dedicato alla mia piccola opera.
Come intuibile dal titolo e spiegato nella prefazione, nel tempo ho accumulato appunti, sedimenti di ricordi, esperienze o fantasie. Tanto materiale che, improvvisamente, mi è sembrato potesse essere riunita in un’univoca forma compiuta.
È una raccolta di brevi racconti, senza dubbio biografici, che Fabrizio ha straordinariamente paragonato ai cerchi concentrici del tronco di un albero.
Giusto quindi sottolinearne lo spessore non omogeneo. L’anello che lasciò impresso nel legno l’anno della grande gelata o quello in cui bruciò la metà del bosco non può avere lo stesso rilievo di tutti gli anni in cui l’albero ha registrato “solo” il canto degli uccelli.
Ascolto da tanto tempo parole illuminanti, quelle di infinita sapienza di Fabrizio o quelle cariche di passione dell’amico comune Claudio Cagnoli. Entrambi saranno delusi di non aver trovato apparente traccia di trascendenza in questi racconti; come se i loro sforzi non avessero mai scosso la mia anima, fossero rimasti indistinti nel canto del bosco. Non è così, non sono mai rimasto indifferente alle loro parole, non mi sono mai approcciato con distratta sufficienza alle loro voci e la resina sotto la mia corteccia restituisce molto dell’amore che mi hanno trasmesso.
Eppure, è vero, sono rimasto, rimarrò sulla soglia e meriterò il fio che il rimanere sulla soglia prevede.
Se poi quel giorno, con grandissima sorpresa anche da parte mia, dovesse mai risultare premiante proprio la mia condizione, farei di tutto per mettere una buona parola nei loro confronti.
Raffaele
Grazie, caro Raffaele. Oggi, a messa, parlavo della commozione del Padre nel vedere il Figlio morto per noi. In quello spiraglio c’è da aspettarsi di tutto.
Un libro-viaggio in cui tutto sa di autentico. Flussi, Edoardo, sono i racconti che mi hanno colpito di più; a mio modesto parere, sono chilometri di cammino, dove il cuore si misura con la vita, a volte avversa, ma non si ferma mai davanti all’apparenza, lasciando trasparire un desiderio di integrità e ricerca/consapevolezza interiore che coinvolge fino alla fine. Come in quella chiesina di montagna sempre aperta, quando nel silenzio parlante del “Cristo da salvare” succede qualcosa di speciale, un’attrazione cui ogni volta non si può rinunciare.
Bello il dettaglio della porta sempre aperta: in fondo non può essere un caso, piuttosto la meraviglia nell’Amore.
Complimenti a Raffaele e grazie a don Fabrizio!
Ho aperto ora la prefazione, il libro mi è arrivato pochi giorni fa. Mi piace l’atto del ruminare come spirito creativo del libro, trovo che abbia molto a che vedere con la maturità spirituale e la capacità di elaborare. Sono indicazioni che servono a tutti noi, specialmente quando, a volte, ci sembra di essere sopraffatti dal non senso.
Grazie Raffaele e alla bella lettura di don Fabrizio.
Non ho ancora il libro ma conosco molto bene tutti e mi viene da consigliare qualcosa a Raffaele, per quello che esprime quando siamo insieme e per quello che ha detto nel suo primo pensiero, qualcosa che ultimamente mi e’ stato detto di fare, te lo giro: discernimento
Ringrazio tantissimo per l’attenzione dedicata al mio libro.
ROBY, che il libro lo ha letto, ne ha colto l’autenticità e PAM, che ha potuto leggere solo la prefazione, sottolinea la mia scelta di utilizzare una scrittura ruminata. Trattandosi di episodi autobiografici, l’utilizzo di una scrittura a lungo ragionata, anziché impulsiva e di getto, avrebbe potuto incidere negativamente sulla spontaneità e, appunto, sulla autenticità della descrizione riportata sul foglio. Un pericolo a quanto pare scongiurato.
Accolgo con grande rispetto il suggerimento di VALE, anche se, purtroppo, potrò applicarlo solo alle esperienze future: ciò che è stato, è stato.