
“Grandi pulizie”, di Raffaele Greco, è un libro di ricordi lasciati nel cassetto. Prima o poi è bene riesumarli e vedere che cosa se ne potrebbe fare. Non sono tutti sullo stesso piano: dello stesso spessore, suscettibili della stessa intensità e grado di elaborazione. A volte sembrano smarrirsi in particolari secondari, quasi superflui, altre toccare vertici di senso, nell’ incandescenza di quei nodi che, miracolosamente, contengono qualche inedita rivelazione. Immagini e pensieri, allora, si incidono nell’anima. La parte che, personalmente, ho più apprezzato, è quella intitolata “Flussi”: una serie di scene rapidissime, collegate a citazioni cinematografiche che ne restituiscono un significato più ampio. La cifra stilistica di Raffaele è questa: partire da un dato spesso microscopico e farlo crescere con pazienza, come gli anelli di un albero. In questa prospettiva, ci si aspetterebbe un affacciarsi su dimensioni ulteriori, magari religiose: ma arrivato sulla soglia, persino raccontando fenomeni “soprannaturali”, l’autore ritorna sui suoi passi. Le “Grandi pulizie” sembrano fare piazza pulita di qualsiasi trascendenza. Ma l’impressione è che una domanda rimanga lì, nascosta e illesa, sotto il tappeto del salotto buono.
Raffaele Greco, Grandi Pulizie, Amazon, 2022.

