3 pensieri su “La leggenda della Madonna delle armi

  1. gino rago

    Evento letterario del 20 agosto 2022- “Laboratorio delle idee” – Cerchiara di Cal.

    Filomena Rago – Gino Rago, La Leggenda della Madonna delle Armi (da raccontare ai bambini
    e non solo …), Edizioni Progetto Cultura, Roma, 2022, Pagine 86,18,00 euro
    (Prefazione a cura di S. E. Monsignor Francesco Savino, Vescovo di Cassano allo Jonio)

    Qualcuno, molto tempo fa, ha scritto che anche i libri, come gli esseri umani, hanno un loro destino, imprevedibile e spesso diverso da ciò che per loro si desidera, da ciò che da loro ci si attende. Nessuno di noi è in grado di prevedere il destino di questo libro, La leggenda delle Madonna delle Armi (da raccontare ai bambini e non solo…), scritto a quattro mani da Filomena Rago e Gino Rago e che qui, al “Laboratorio delle idee”, in Cerchiara di Calabria, stiamo presentando; ma sappiamo che, com’è per una casa che non è di chi l’ha costruita ma di chi la abita, così è per un libro, il quale non è di chi lo ha scritto, ma di chi lo legge. Perciò, anche il «destino» di questa opera è legato strettamente ai lettori e alle lettrici e soprattutto alla loro capacità di saper cogliere i contenuti di spiritualità e di eticità, di civiltà letteraria e di forza estetica accanto alle valenze di pedagogia e di umanesimo militante, di etno-antropologia e di maieutica, di sentimento di appartenenza e coscienza del territorio e delle radici che in esso i due autori, Filomena Rago e Gino Rago, hanno tentato di immettere, in un esercizio di scrittura a quattro mani.

    Una scrittura che ha per tutto il libro tenuto sempre accesa la differenza fra «parola» e «chiacchiera», fra la parola che getta o costruisce ponti fra chi parla e chi ascolta, fra noi e gli altri, e la chiacchiera che, invece, fluida e irresponsabile com’ è, alza muri fra chi parla e chi ascolta, fra noi e gli altri.

    Una scrittura sulla quale i due autori hanno sempre vigilato, senza mai perdere di vista la distinzione fra lo statuto della parola e quello della chiacchiera, almeno secondo l’idea di Massimo Recalcati, il quale, a tal proposito, scrive:«[…] La chiacchiera è senza peso, vuota, irresponsabile. Può mutare rapidamente direzione e contenuto senza che questo sollevi alcun problema. Il suo abito è aleatorio, la sua disposizione camaleontica, la sua volubilità senza consistenza… Perciò la chiacchiera può essere tranquillamente priva di coerenza etica e logica. La parola implica invece l’esistenza di un peso. Non assomiglia ad un vento che segue una direzione incerta, ma ad una lama che taglia e lascia il segno… La parola in questo senso non è mai separata dalle sue conseguenze poiché essa, diversamente dalla chiacchiera, porta con sé la responsabilità della risposta. La parola può avere ancora un peso, può ancora distinguersi dalla chiacchiera, può rispondere responsabilmente ad una chiamata …».

    Filomena Rago e Gino Rago hanno ri-scritto La Leggenda della Madonna delle Armi (da raccontare ai bambini e non solo…) restando sempre nel proprio «cerchio del dire» che poi è l’unico perimetro linguistico dei poeti poiché soltanto in esso, nel cerchio del dire, si incontrano quelle che i due autori del libro chiamano le «nostre parole abitate», le sole parole che ristabiliscono il legame con le cose.

    Ed è questo, in armonia con il sottotitolo del libro (da raccontare ai bambini e non solo…), l’autentico messaggio ad alta valenza pedagogica che soprattutto Filomena Rago ha voluto attribuire a questo libro, e cioè, educare i bambini, quali destinatari privilegiati di quest’opera, a restare in quella porzione di mondo del proprio «cerchio del dire» nel quale le “cose”, prendendo la parola, si fanno incontro agli uomini e si raccontano, facendosi comprendere.

    E così, in questo «luogo del dire», e soltanto in esso, le cose, non più cose in sé, indeterminate e mute, diventano cose per noi, voci che prendono ad abitare con noi la nostra esistenza.

    Filomena Rago – Gino Rago

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  2. gino rago

    Nel corso di eventi di presentazioni di opere appena edite, o nel corso di convegni, raramente un editore viene interpellato a dire la sua opinione sul libro che egli realizza, cura e diffonde. Nel caso de LA LEGGENDA DELLA MADONNA DELLE ARMI gli autori del testo scritto a quattro mani, Filomena Rago e Gino Rago, hanno invitato l’editore romano Mauro Limiti a dire qualcosa sul libro fresco di stampa dal suo angolo visuale, un angolo visuale inconsueto, diverso da quello degli autori o dei relatori. Ed ecco le “Impressioni dell’editore” che aggiungono tasselli importanti alla completezza del mosaico a tutto vantaggio della consapevolezza del lettore per un accostamento all’opera fondato su quelle che il poeta, Nobel della Letteratura, Tranströmer chiama le «meditazioni attive», nell’esercizio lucido dell’etica della lettura di un testo.
    Filomena Rago e Gino Rago
    *
    Le Impressioni dell’editore
    di Mauro Limiti

    Racconta Umberto Eco che, durante la presentazione di un libro, una signora si avvicinò a Valentino Bompiani (grande editore del passato) per sapere con precisione quale fosse il lavoro di un editore.
    «Scrive per caso libri?» gli domandò.
    «No, quello è compito degli scrittori» rispose Bompiani.
    «Allora li stampa!»
    «No, a quello provvedono le tipografie.»
    «Li vende, allora?»
    «No, sono i librai a vendere i libri.»
    «Forse li distribuisce?»
    «No, a questo pensano i distributori.»
    La signora si spazientì. «Scusi, ma allora l’editore che fa?» chiese alla fine.
    «Tutto il resto» rispose salomonicamente Bompiani.
    Ecco, fatte le debite proporzioni con Bompiani (che quasi mi vergogno – anzi, senza quasi – ad aver chiamato in causa), cercherò di spiegare in poche parole e, secondo il mio umilissimo punto di vista, in cosa consiste la risposta «Tutto il resto» data a quella signora. Per farlo, prenderò a riferimento il libro di Filomena Rago e di Gino Rago La leggenda della Madonna delle Armi che ho avuto il piacere, oltre che l’onore, di pubblicare.
    Come sempre e come ovvio, si parte da un dattiloscritto che deve diventare “libro”. Ora, se è abbastanza difficile far diventare un bel libro un dattiloscritto brutto, meno difficile è far diventare un brutto libro un bel dattiloscritto: questo perché il peggior nemico di un libro è l’editore quando lo impagina, lo allestisce e lo stampa male.
    Tanto premesso, trasformare in libro un dattiloscritto significa, in ultima analisi, passare dalla fase della scrittura a quella della fruibilità per la lettura, il più possibile – si spera – diffusa. Nel caso specifico del libro di cui stiamo trattando, la soluzione adottata per massimizzarne la fruibilità è stata quella di “spezzare” – per così dire – il racconto in più parti, dedicando una pagina a ogni parte. Questa “parcellizzazione” della storia non solo facilita la lettura ma consente anche, nelle pause che si creano fra una pagina e l’altra, di riflettere sui diversi passaggi del racconto: aspetto importante per un libro scritto con finalità anche un po’ didattiche considerato, come si legge nel sottotitolo, che è dedicato anche ai bambini. Quindi, nel configurarlo sotto l’aspetto editoriale, si è pensato a un libro non da “consumare” in una lettura affrettata, tanto per arrivare alla fine, ma piuttosto da “gustare” e, volendo, “meditare” pagina dopo pagina.
    Altro aspetto fondamentale è quello dei caratteri di stampa utilizzati: molto rotondi e vicini alla scrittura a mano di un tempo, quando ancora esistevano i maestri di calligrafia. Un carattere che non si legge con l’immediatezza superficiale di un articolo di giornale ma che, per essere letto, richiede un certo sforzo di attenzione. La stessa attenzione, del resto, che occorre porre per apprezzare al meglio i bellissimi disegni di Antonio Nicoletti, dove ogni tratto è curato nei minimi dettagli: si percepiscono perfettamente, anche attraverso l’impiego di colori netti ma molto delicati, le grandi doti del Maestro messe al servizio di un’ispirazione genuina. Aggiungerei, su questo punto specifico, che i caratteri di stampa si adattano perfettamente ai disegni, creando una certa armonia tra la grafica e la scrittura.
    Per chiudere riguardo a questo aspetto voglio sottolineare anche la scelta di stampare i disegni su un tipo di carta diversa, per colore e caratteristiche, da quella usata per il testo. Considero questa una vera e propria “raffinatezza” perché in questo modo si valorizzano i disegni dando loro maggiore risalto, come fossero tavole fuori testo. Né va trascurata la circostanza che questa scelta ha comportato una lavorazione tipografica di tipo artigianale, che esula dai processi di stampa ormai interamente automatizzati dove poco è lasciato alla creatività umana.
    Nell’insieme, il “corpo centrale” del libro che riporta la leggenda della Madonna delle Armi trova un ricco contorno di elementi conoscitivi e informativi: dalla preghiera iniziale di Monsignor Francesco Savino, che introduce il testo, alla postfazione del Dott. Carlomagno, che lo chiude. Questi elementi completano la storia e, in un certo senso, la supportano sotto un duplice profilo: religioso (la preghiera di Monsignore) e sociale (il commento del Sindaco).
    Perché la leggenda è stata “incorniciata” fra questi due pilastri? Perché, per l’opinione che mi sono fatto, la Madonna delle Armi non rappresenta soltanto un momento di fede ma è vissuta da tutta la comunità di Cerchiara di Calabria anche come momento di aggregazione collettiva, cioè come un fatto sociale carico di passione popolare che trascende la fede.
    In Appendice, dunque al di fuori del contesto specifico, sono presenti alcuni componimenti poetici di Filomena Rago e di Gino Rago, che testimoniano, qualora ce ne fosse ulteriore bisogno, la ricchezza culturale dei due autori e la loro sensibilità personale.
    Due parole sulla copertina, anzi sulla sovracopertina, che sintetizza un po’ tutte le componenti del libro mettendo in risalto, al centro, l’immagine miracolosa della Madonna delle Armi, che più richiama la devozione popolare.
    Tutto ciò che ho detto ha come presupposto, direi scontato, la totale condivisione del testo da parte dell’editore: è impossibile infatti lavorare per la migliore riuscita di un libro se non se ne apprezzano i contenuti. In questo senso hanno ragione coloro che sostengono che un libro ben riuscito è un libro che l’editore ha curato con passione, direi quasi con amore, esattamente come è capitato a me.
    Un’ulteriore annotazione, proprio in chiusura. Si fa un gran parlare, da tempo, di innovazioni tecnologiche anche nel campo dell’editoria: libri digitali, tablet, e.book e quant’altro… Ecco, quello che vi chiedo è di immaginare solo per un attimo come sarebbe possibile rendere, attraverso la fredda schermata di un PC tascabile, il fascino delle pagine di un libro come quello di cui stiamo parlando, impresse dai caratteri di stampa e dai disegni del maestro Nicoletti! Non sono contro il progresso, ma avere tra le mani questa Leggenda della Madonna delle Armi fa capire esattamente quale può essere ancora il valore tangibile di un libro nella tradizionale veste cartacea!
    Ho finito. Ho detto tutto, anche più di quanto mi ero ripromesso di dire.
    Mauro Limiti

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  3. Lucio Mayoor Tosi

    Complimenti ai signori Rago per la bella iniziativa. Il vostro amore per le tradizioni, la cura che sicuramente ci avete messo renderanno felici non solo gli abitanti di Cerchiara di Calabria.

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