FABIANO D’ARRIGO, RICORDI DI VIAGGIO, LUCCA, TRALERIGHE LIBRI, 2022
di Antonio Lovascio
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Da Eraldo Affinati ad Alessandro D’Avenia, per finire a Paola Mastrocola: scopri i libri degli scrittori-insegnanti più amati del momento. Abilissimi nel coniugare passione per l’insegnamento e amore per la scrittura, hanno pubblicato opere che parlano ai giovani con grande successo. A questi possiamo aggiungere anche intellettuali di casa nostra che per una vita sono saliti in cattedra con tanta umiltà ed ora, senza aspirare ad eccellenze letterarie, vogliono condividere non solo con gli ex allievi ma con la realtà che li circonda le emozioni che hanno provato con i viaggi, che per eccellenza rappresentano la metafora della vita. Tra questi mi sento di mettere il professor Fabiano D’Arrigo, un “viandante dello spirito” che per 40 anni si è dedicato all’insegnamento di materie letterarie nelle scuole superiori lucchesi, promotore – nella “città delle mura e delle cento chiese” – di eventi culturali con l’UCIIM che gli hanno dato modo di presentare personaggi come il poeta Mario Luzi, il filosofo Remo Bodei, lo storico Nicola Tranfaglia, lo scienziato Antonino Zichichi, lo studioso del Medioevo e saggista Franco Cardini e altri “maestri di vita” che sono stati, per così dire, suoi “compagni di viaggio” lungo il cammino della virtù e della conoscenza. Con il volume “Ricordi di viaggio”, in cui – appunto con modestia, senza alcuna ambizione letteraria e con la capacità di scrivere da cronista – ha raccolto reportages pubblicati dal settimanale “Toscana Oggi” e da riviste cui collabora da anni, ci stimola ad una riflessione sulla metafora della vita. Come non essere d’accordo con lui che il viaggio – non è anacronistico affermarlo mentre non abbiamo ancora superato l’era Covid, che in questi ultimi due anni ha limitato pesantemente le nostre possibilità di spostamento – consente sempre una scoperta, l’incontro, la trasformazione? Tocca dunque all’uomo “accogliere tali opportunità, oppure chiudersi e ripiegarsi su se stesso avvertendo la caducità di tutte le cose”. D’Arrigo l’ha colta ispirandosi in parte alla sua formazione letteraria (Omero e Dante soprattutto: due “viaggi” tanto diversi tra loro) ma anche alle letture teologiche, alla Bibbia in primis, che è un po’ la nostra Odissea, il mare di senso in cui immergersi perché in Dio si scoprono nuovi mari, quando più si naviga seguendo la “bussola” di Abramo. La Bibbia è il nostro mare da solcare, però ogni giorno, con perseveranza. La lectio quotidiana è la nostra navigazione nel mare di Dio. “Io la vela, Dio il vento”, diceva Norberto Bobbio. Seguendo questa logica, i reportages – 15 articoli di cui 14 pubblicati in riviste e giornali ed un inedito – di D’Arrigo si sviluppano in un percorso con tappe fondamentali differenti per tipologia. La prima – compiuta in gran parte con i suoi studenti – ha toccato le località che testimoniano le atrocità della storia novecentesca ad opera dei regimi totalitari nazista, fascista e comunista: partendo da Sant’Anna di Stazzema a Marzabotto e al campo di transito e di sterminio della Risiera di San Sabba, nonché dal lager di Auschwitz-Birkenau al gulag delle isole Solovki e al memoriale del genocidio del popolo armeno ad Yerevan, nel Caucaso, per non parlare di Kiev e Leopoli simboli di una rinascita religiosa ma purtroppo anche dell’attualissimo martirio del popolo ucraino che con coraggio resiste all’invasione dell’Armata di Putin. La seconda tappa è dedicata alla scoperta di alcuni territori del Pianeta – mete di invidiabili itinerari turistici – per ammirare quel creato che Papa Francesco ci ha esortati a custodire con la Laudato Sì, l’enciclica sull’ecologia integrale in cui la preoccupazione per la natura, l’equità verso i poveri, l’impegno nella società, ma anche la gioia e la pace interiore risultano inseparabili. Come nell’approdo ai luoghi del silenzio e dello spirito per incontrare Dio, i fratelli… e scoprire il senso della vita. Un po’ di nostalgia mi hanno suscitato le pagine e le immagini (a me note) dedicate ai pellegrinaggi di studio e preghiera in Terrasanta, ed a quelli della carità e solidarietà a Salvador de Bahia con le esperienze lì incarnate, in una delle zone più indigenti e disagiate del Brasile, dai missionari toscani e dai volontari dell’Associazione Progetto Agata Smeralda, grazie ai quali, con il supporto delle “adozioni a distanza”, i “meninos de rua” non vengono dimenticati, né abbandonati.
Con tanta partecipazione ho letto il racconto – l’inedito – delle emozioni che Fabiano D’Arrigo e la moglie Donatella hanno vissuto il 26 luglio 2021 al Rifugio Lobbia. Poco più di 30 anni fa, ad accarezzare il bianco di quelle nevi arrivò dal cielo un uomo vestito di bianco: dall’elicottero, in compagnia del presidente della Repubblica Sandro Pertini scese Giovanni Paolo II, primo (e finora unico) papa nella storia a salire in Adamello essendo un appassionato sciatore. Era il 16 luglio 1984. Un irresistibile richiamo. Una forza quasi soprannaturale che ti spinge a osare. Ad ascendere al ghiacciaio. A toccare con mano le tristi memorie di immani lutti durante la prima guerra mondiale, abbracciare con lo sguardo quelle nevi immense e sentirvi battere l’immenso cuore dell’”atleta di Dio”, papa Wojtyla. Emozioni che fanno bene allo spirito, come scriveva un “nomade per vocazione”, il poeta padre David Maria Turoldo: ”Sono vagabondo come il vento, libertà è il mio tempio e la mia casa, respirare è respirarti, vivere è rivelarti, amare è amarti, allora andremo leggeri nel vento, così varcherò l’ultima soglia, l’anima danzando”. “Ricordi di viaggo” appare una lettura utile per i giovani, ma non solo, che desiderano confrontarsi con la vita.

Bella recensione per un libro senza dubbio importante, perché se viaggiare è oggi una realtà di comune dominio, il viaggio nella vita interiore è purtroppo prerogativa di un numero molto, troppo piccolo di persone.
Tutto assai bello, l’unico rilievo che farei è che lascerei perdere uno “scienziato” come Antonino Zichichi, di livello del tutto inferiore a tutti gli altri citati e in generale assai poco stimato dalla comunità dei fisici, italiani e non.