
Angela Greco AnGre è nata a Massafra nel 1976. Ha pubblicato un titolo in prosa e diversi titoli di poesia tra i quali Ananke, Ladolfi, 2021, introduzione di Fabrizio Bregoli e Aiguiller, Ladolfi, 2022, sono i più recenti. Presente in antologie, siti e blog è ideatrice e curatrice del lit-blog Il sasso nello stagno di AnGre (https://ilsassonellostagno.wordpress.com/); commenti e note critiche ai suoi lavori sono reperibili all’indirizzo https://angelagreco76.wordpress.com/.
L’imprevedibilità dei risvegli, i mattini diversi
per condizioni atmosferiche e conseguente umore,
le calze smagliate e il caffè, amaro nella sua abitudine,
a ristabilire l’ordine del giorno. Improvvisa fotografia:
distratto dal libro che hai tra le mani sembri altrove,
sul limite di un silenzio ancora da scrivere.
Un bottone dopo l’altro avvicino quel pensiero
che ruga la fronte per quello che accade e si tace.
La poesia è insubordinazione, stazione viaria, azione,
passaggio in auto-stop verso una nuova galassia.
Intoniamo canti da raccolta di cotone per farne bende.
*
Lei conosce bene e teme quella malia.
L’atto creativo è una vicinanza erotica,
il ritrovarsi dopo l’invadenza del vento.
L’infedeltà scopre la parola e la piega
a una volontà superiore
fuori dall’orbita, verso il buio ignoto.
«Siamo echi di precedenti sistemi solari
– sussurra all’orecchio di lei –
onde di ritorno di antiche maree,
pezzi di umanità che ci illudiamo di governare.
Ogni volta che fermiamo un attimo sul bianco
siamo intere costellazioni in movimento
perseguitate dall’assenza».
(lo sguardo segue l’orizzonte pallido del risveglio)
Della città da cui proveniamo rimangono soltanto
l’orologio con i numeri romani ed una casa di pietre.
Decidiamo di portarli con noi: l’uno appeso al collo
e l’altra a riempire le borse usate un tempo per la scuola.
L’orologio dice che non è ora, questa, di rimanere fermi
e le pietre una ad una si infilano a formare un sentiero.
Molti ci guardano passare nudi
su quella lastricata di precedenti parole illuse di essere poesia
ci additano, nuovi untori, cercando rifugio tra altre pagine.
«Dove siamo diretti?»
La risposta è il silenzio.
*
Certe mattine si conficcano nel petto
e dolgono d’assenza e silenzi fino in fondo;
la prima luce è un verso che riporta a sud,
un invito e un inizio che radica poco a poco.
Tu non ci sei,
se non nel nero del caffè senza zucchero,
prima del buongiorno e della prima voce,
un incontro privatissimo tra me e il pensiero
di te che affida tutto all’opposto del cuore.
Passano i giorni;
s’insinuano domande. Rinuncio alla risposta
per non mandare in frantumi visioni primaverili
e riflessi lontani, di quando il tuo sorriso bastava
a dire quel che oggi non si vede più.
Con piacevole sorpresa, quella che si incontra è una poesia-pensiero, di tipo esistenziale e, a tratti, argomentativa, che porta il lettore per mano in un mondo intricato di domande non risposte, dubbi irrisolti, indugi: una poesia della fattualità esistenziale, del dilemma fra vivere ed essere. Il tutto contestualizzato in un paesaggio che, con dovizia di dettagli descrittivi, è quello della sua terra – le Murge -, con i suoi olivi e i suoi borghi antichi, un paesaggio che si offre come traslato di un’inquietudine di fondo sottesa.
(Fabrizio Bregoli)

Felice ed onorata di essere qui. Grazie di cuore,
AnGre