Tre meno meno, di Maurizio Cortese

Non sapevo che mio cugino avesse scritto un libro: me ne accorgo con sei anni di ritardo. È il segno di uno scollamento più ampio dal mondo dei parenti, dovuto a una molteplicità di cause, per lo più indecifrabili. L’idea sarebbe quella di vedersi, confrontarsi, arricchirsi dei reciproci talenti (c’è perfino un annuale D’Ascia day – dal cognome del mio nonno materno – a cui non ho mai la fortuna di partecipare), ma tra il dire e il fare c’è di mezzo l’A1, con i tanti caselli della vita. Il libro di Maurizio è diventato, perciò, il pretesto per recuperare, in una volta, tutto il tempo perduto: gli abbracci mancati, le condivisioni agognate e risucchiate nel vortice spietato degli impegni. Non è un libro perfetto, ma i piccoli nei sono ampiamente compensati dalla freschezza del racconto, dagli acuti improvvisi – commoventi o comici – che sorprendono il lettore quando meno se lo aspetta.

C’è una grande umanità nella lunga serie di incontri con le persone di estrazione più diversa: dagli operai del parco degli anni giovanili agli chef prestigiosi come Massimo Bottura, dalla mamma impegnata a sfornare le fatidiche polpette, al presidente del Napoli Aurelio De Laurentis. Il cibo e il calcio – i grandi leitmotiv di queste pagine – non sono mai fine a se stessi: c’è sempre un sottofondo di senso, una lezione da imparare, come se Maurizio vedesse in ogni cosa un’ulteriore risonanza, l’eco di una crescita possibile.

Ci sono episodi memorabili, come il terrore che segnasse Cané, l’attaccante di colore, per l’abitudine del padre di esultare lanciando in aria il figlio piccolo; o la scritta al cimitero subito dopo lo scudetto: “non sapete cosa vi siete persi”; o ancora la risposta ricevuta dal bisnonno Michele dal suo futuro suocero: «Non posso darle la mano di mia figlia, perché a un uomo che possiede mille lire preferirò sempre uno che sappia guadagnarsene cento”.

Altri tempi, altri valori, che potevano far dubitare mamma Franca di essere rimasta incinta in seguito a un bacio appassionato.

È bello seguire l’evoluzione di Maurizio, il riscatto felice dal “tre meno meno” al tema d’italiano, che dà il titolo al libro: un cammino da ingenuo figlio della Napoli piccolo-borghese a manager eclettico e geniale, interlocutore irresistibile dei più grandi nomi della gastronomia internazionale, fino a entrare lui stesso nella schiera, come esperto d’eccezione. Sempre più e sempre meglio si viene in contatto con una qualità alta e raffinata, che sa distinguere la provenienza di un limone al solo tatto, con il semplice ausilio di un olfatto educatissimo.

Sono sicuro che, da prete che si è sempre identificato con lo spazzacamino del film a tecnica mista “Mary Poppins”, continuerò a restare scollegato dai mondi colorati degli amati parenti di Napoli. Mi consola però che in paradiso, dove continuerò a spazzare cenere, potrò incontrare finalmente i miei cugini, più liberi da sfilate di moda, progetti di edifici prestigiosi, ricette sofisticate alla TV. E abbraccerò Maurizio, splendido gourmet e scrittore in erba.

Un pensiero su “Tre meno meno, di Maurizio Cortese

  1. S&R

    Un affresco dai colori vivavici questa recensione, dove anche la diversità di prospettive si ricompone nell’affetto e nella comune ricerca di senso e di “una crescita possibile”.

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