Davide Cortese, Zebù bambino Terra d’ulivi edizioni, 2022. Con una missiva di Giorgio Linguaglossa

Caro Davide,

ho letto in questi giorni la tua silloge e ne sono rimasto sorpreso, ammaliato dalla ariosa cantabilità delle poesie; tu sai trascinare il lettore con grazia aristocratica nelle spirali sinuose dei versi brevi (settenari e novenari) arricchiti da rime alterne mai telefonate e sempre esattamente calibrate al gioco fonico; tu, come il pifferaio di Hamelin, sai modulare le note voluttuose e smemoranti per poi all’improvviso spalancare davanti al lettore il precipizio del coinvolgimento liquoroso, psicologico, empatico. L’onirico è sempre intessuto con il simbolico, con il quotidiano e con lo psicologico; in un certo senso così ringiovanisci il quotidiano in quanto lo rivesti di nuovo simbolico. Queste 21 poesie sono ventuno salvataggi nel mare in tempesta del cattivo gusto oggi imperante e della mala grazia del nostro tempo. Ma dove conduce il viaggio? Le figure che si susseguono in visionarie fantasmagorie (specchi, statue, ombre, arabeschi e merletti) sono in realtà tutti miraggi, illusioni della Musa sapiente. Già il titolo, Zebù bambino, è quasi un gioco fiorito, un gioco infantile, ma quanta verità nel tuo gioco, quanto mistero in quell’enigma! Riaffiorano immagini ed echi di antica esoterica psicocosmica poesia, ritornano alla mente, in filigrana, le strofe brevi del più grande lirico del novecento: Sandro Penna, ma come rivisitate e posposte nel nostro tempo post-utopico e post-storico. Forse il sigillo più accattivante di questa tua silloge sta proprio nella capacità che hai di trasfigurare le situazioni solitarie del “poeta fingitore” in una nuova poesia delle situazioni quotidiane.

 

(Giorgio Linguaglossa)

 

 

Tre testi tratti da Zebù bambino di Davide Cortese – Terra d’ulivi edizioni, 2022

 

Gioca ai dadi con le bambole
il piccolo Zebù. A una ha dato il nome
della madre di Gesù.
Tatua fiori di melo e serpenti
sul seno di plastica di Maria.
Poi rosicchia quel seno coi denti.
Succhia il latte che finge vi sia.

*

Disegna angeli bianchi
il diavolo bambino
poi li accartoccia tutti
gli dà fuoco con l’accendino.
“Solo angeli neri”, dice
guardando bruciare la luce.
.
*

Le mani che di giorno hanno picchiato
al buio le giunge in preghiera.
Zebù bambino si finge pio.
A cavalli di vetro soffiato
stringe la fragile criniera.
Gioca ai funerali di dio.

 

Davide Cortese (Isola di Lipari, 1974) ha pubblicato la sua prima silloge poetica, “ES”, nel 1998. A questo libro sono seguite le sillogi:”Babylon Guest House”, “Storie del bimbo ciliegia”, “ANUDA”, “OSSARIO”, “MADREPERLA”, “Lettere da Eldorado”, “DARKANA”, “VIENTU”(una raccolta di poesie in dialetto eoliano) e “Zebù bambino”. Nel 2015 Davide Cortese ha ricevuto in Campidoglio il Premio Internazionale “Don Luigi Di Liegro” per la Poesia. Nel 2023 ha ricevuto a Firenze il “Premio La Chute alla Poesia”. È autore del romanzo “Tattoo Motel”, di due raccolte di racconti: “Ikebana degli attimi” e “Nuova Oz”, della monografia “I Morticieddi – Morti e bambini in un’antica tradizione eoliana” e della fiaba “Piccolo re di un’isola di pietra pomice”. Ha inoltre curato l’antologia-evento “YOUNG POETS * Antologia vivente di giovani poeti” al Teatro Aleph di Roma,“GIOIA – Antologia di poeti bambini” (Con fotografie di Dino Ignani) e “VOCE DEL VERBO VIVERE – Autobiografie di tredicenni”.

3 pensieri su “Davide Cortese, Zebù bambino Terra d’ulivi edizioni, 2022. Con una missiva di Giorgio Linguaglossa

  1. Davide Cortese

    Ringrazio infinitamente Giorgio Linguaglossa per aver scritto questa splendida lettera e “La poesia e lo spirito” per averla ospitata. Grazie mille anche a Carlo Maglitto e Paolo Valesio per i gentili e graditi commenti.

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