Poesia italiana del XXI secolo

Vincenzo Errico è nato nel 1960, vive a Collepasso (LE). Ha vissuto a Roma dal 1991 al 2018. Sue poesie sono state pubblicate su riviste cartacee e on line, oltre che su testi antologici. Ha curato dal 1998 al 2011 la rubrica di poesia sulla rivista Aut del Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli di Roma. Fra le pubblicazioni: Retrovie, Ed. Madona Oriente, 1996, con G. Farinella; Cordiali saluti fermi, Ed. Il mio libro, 2020; Turbinando, Ed. Il mio libro, 2021; Fritti, Ed. Il mio libro, 2021, e Taccuino scarso, Ed. Il mio libro, 2021.

mani avanti
15 settembre 2019

Dove la costituzione del corpo, l’abito o l’inclinazione
non lasciano molte possibilità di scelta apparente,
quasi un vizio d’organismo che approssima e non finisce,
un vezzo semplice.

Un territorio senza traccia, a guardare dietro, privo di agitazione
eppure svela qualche tratto di sussulto cardiaco o moto di stomaco,
quando vengono alla mente un fatto, una persona o più d’una.

Ultima serie, ieri notte, ma non dirò
ché a farlo non aiuta il gorgo a salire.

E poi c’è la mancanza d’ardire,
sotto forma di un colloquio a poche frasi,
un porsi fuori che disperde,

l’attitudine alla risposta breve che non piace, ma vorrebbe.
Un dovere umanitario che calma l’ego
e il destinatario.

Non aspetto versi, prendo direzioni plurime.

 *

alla discarica
25 aprile 2015

non è che quando ti viene lasci ovunque,
per questo ci sono luoghi che l’amore conosce come speciali,
quelli che tengono i non mi piace scaduti e i non mi serve quindi,
luoghi dove le virgole puoi non metterle e dove, anche senza fame,
puoi mangiarti qualche parola parola

e se te lo concedessi
invece sappi che sarebbe vano reclamar clemenza ché la pena
segue il fatto, visto che questo s’è formato in fretta
e che la furia o la vergogna piena più non sanno che faccia fare

te ne andavi una mattina e non tornavi che a notte fonda
con una manciata d’acqua che di sé portava l’umore
il niente da ospitare, il tanto sospettoso del restare

difficile è vivere di rifugi, dove gli affetti mutano in grandezze,
onde che sparigliano andature, rami secchi tagliati in collo,
e serbare teste che più non sono,

d’ogni passo lasciar le scarpe

*

scriba silente
25 gennaio 2012

Mi stai seduto accanto
e annoti la solitudine affollata che calpesto.
Dal silenzio traduci un mormorio continuo
di apparizioni.

Da Cordiali saluti fermi, Ed. Il mio libro, 2020.

Un taccuino in versi che ripercorre a ritroso dieci anni, da aprile 2020 a luglio 2010. Sono annotazioni nelle quali coloro che hanno avuto modo di conoscere e apprezzare il blog di Vincenzo Errico, Taccuino blu, e le sue poesie nell’antologia Pugliamondo riconoscono incontri, richiami, intuizioni, accompagnati dallo sguardo, dal respiro e dal moto di chi sa di nuotare controcorrente, con bracciate distanziate l’una dall’altra, senza fretta e non senza rimpianti e ironie, eppure senza fare dietrofront per rincorrere la corrente principale. Coloro che si accostano per la prima volta alla scrittura poetica di Vincenzo Errico avvertono qui, già dal titolo, un ulteriore aspetto, vale a dire quello della missiva, del cenno di saluto, della comunicazione. Nuotare controcorrente non vuol dire disprezzare, non praticare le «ricette della massa» non equivale ad arroccarsi. Al contrario, scendere per le strade o addirittura mettere «in vetrina un po’ di versi» equivale a rendere conto del proprio «ammasso». dei propri «accatastamenti», di un affannarsi per «non avere pensieri che pesano», di un esitare che non evita, tuttavia, il rischio  dell’omissione, «l’essere a latere silenti».

(Anna Maria Curci)

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