a cura di Alberto Fraccacreta
Estate 2006
Così il mondo stava
nel succedersi esatto degli ombrelloni blu.
Una ragazza li attraversa con le gambe lunghe
che reggono sfacciate il senso dell’estate.
Un’altra al tavolino ordina acqua e menta,
le trecce more scese sulle spalle
e su anni uguali a frasi che iniziano con forse.
Chi le guarda beve succo d’ananas con ghiaccio
e medita qualcosa da aggiungere al ricordo
di chi ha provato a essere ma poi non è mai stata
*
Sunny-side
Il lato migliore del sole
somiglia a un occhio di bue
intatto, a una parola
in buona traduzione.
Del resto l’incomprensione
si annida sul rialzo
tra un gradino e l’altro
nell’incombenza di fare
in fretta a fare niente
come quando salta
il grilletto o la polvere
assale le mensole.
Me ne resto un po’ in disparte
dove posso riavere
vent’anni di meno, in quella
parte di emisfero dove
il sole tramonta tardi
e non fa pegno avere detto
sì senza saperne il senso,
sbagliando il significato
*
Marradi
Potremmo parlare la stessa lingua. Slegare i morti
dalle corde e lascarli andare via, seguirli di nascosto
per vedere dove vanno. O seppellirli.
O sedere su un marciapiede e dirci
quanto è difficile rinascere a sé stessi.
Dai Canti Orfici togliere la rosa essiccata,
perdere il segno, ricominciare. Potremmo.
La follia aveva il sapore di pioggia e caldarroste:
a Marradi, stava rannicchiata dentro una biografia.
*
Tardi
È arrivata da dietro l’estate, sei passi
e poi un colpo alle spalle. Ci ha chiamati
con i nomi più corti, non ci siamo girati:
eravamo già altri o l’una per l’altro
un tu
invertito da assolvere.
Chinare il capo è
la follia dei girasoli, ricorda
Alessandra Corbetta, Estate corsara, nota di Marco Sonzogni, puntoacapo Editrice 2022
*
Dalla Nota di Marco Sonzogni
Per chi non conoscesse ancora Alessandra Corbetta e la sua poesia, questi versi la presentano fedelmente: «Così il mondo stava / nel succedersi esatto degli ombrelloni blu. / Una ragazza li attraversa con le gambe lunghe / che reggono sfacciate il senso dell’estate.» Il resto – tutto il resto di lei, della sua vita riempita e svuotata già tante volte «dalla fretta del passaggio», dalla consapevolezza che «occorre sempre attraversare» – è una dichiarazione d’amore, precisa e potente. A chi? A cosa? Per saperlo dobbiamo accettare di essere «trafitti da una freccia di indelebile» e seguirla mentre «passa inosservata in mezzo a una gioia brevissima» per «ricercare / la biglia nella sabbia». Non è facile, per niente; è pericoloso, non poco. Ma ne vale la pena. A te che stai pensando di farti avanti, di avvicinarti a lei, dico solo questo: «Chiedile sotto il crollo degli anni / chi si è salvato, cosa è stato messo al riparo». È una domanda necessaria per stabilire subito credenziali e condizioni: Chi sei? Da dove vieni? Cosa vuoi? In quale stagione pensi di uscire allo scoperto? Quella di Alessandra Corbetta è l’estate: un’estate corsara che non aspetta – e non perdona.
*
Alessandra Corbetta (Erba, 1988) è dottore di ricerca in Sociologia della Comunicazione e dei Media e lavora come Adjunct Professor e Teaching Assistant presso l’università LIUC-Carlo Cattaneo. Ha conseguito un master in Digital Communication e uno in Storytelling. Ha fondato e dirige il blog Alma Poesia (www.almapoesia.it), con il quale ha anche curato la pubblicazione del volume Distanze obliterate. Generazioni di poesie sulla Rete (puntoacapo Editrice 2021). Collabora con il blog spagnolo di letteratura e poesia Vuela Palabra, scrive per il giornale online Gli Stati Generali e per UniversoPoesia – StrisciaRossa; per Rete55 conduce la rubrica “Poetando sul sofà”, dedicata a grandi autori della poesia italiana. Sue poesie sono presenti in diverse antologie e tradotte anche su riviste straniere. La sua ultima pubblicazione in versi è Corpo della gioventù (puntoacapo Editrice 2019), mentre l’ultima produzione saggistica è Corpi in rete. Rappresentazioni del sé tra visualità e racconto (Libreria Universitaria 2021). Tutta la sua attività è consultabile sul sito www.alessandracorbetta.net.


Una fotosintesi clorofilliana quella di Alessandra Corbetta che nell’umiltà di uno statuto ‘ civico’ si afferma in una realtà di natura generica; Me ne stavo un po’ in disparte/dove posso riavere/vent’anni di meno (…). Classifica la natura eroica che si afferma in sé medesima. Non riichiesto la ringrazio.
Perdono x gli errori di battitura