
Amare le donne, dolce il caffè. Nicola Vacca dedica la sua nuova raccolta ai caffè e al suo amore. In questi momenti domestici ma universali, ordinari e insieme unici, si svolge un discorso amoroso a due. Ed è poetico perché, come diceva Ezra Pound, la poesia è, appunto, semplicemente un discorso tra persone intelligenti. Nonostante tutti parlino d’amore, d’altra, parte, la poesia d’amore soffre di solitudine. Tutti se ne occupano, ma nessuno la sostiene. Intrappolati nella nostra afasia sociale, nessuno dialoga con l’amore, riconoscendone l’autonoma realtà. L’amore esiste sempre/ anche quando le finestre non si aprono.

In Un caffè in due e altre poesie d’amore (A&Beditrice, 2022), Vacca si prende una licenza dalla sua costante tensione civile. È il riposo di un combattente tra un massacro e l’altro. L’acuto e vigile sguardo civile lascia il posto al lirisimo – inteso come Milan Kundera: per il poeta lirico ogni affermazione è una verità. Solo nella (de)realtà del discorso amoroso può esistere la verità. Tuttavia, questa poesia d’amore ha i piedi per terra, per chi combatte la guerra quotidiana, come scrive Martino Ciano nella prefazione. Nessuno si siede/ al tavolino di un bar/ per condividere un caffè/ con il cuore in subbuglio/ nel cuore dell’altro.
Questo è il sale di una umanità che nel sentimento amoroso fonda la costruzione di una nuova civiltà. Sei il lievito madre/che impasti per fare il pane/ angelo di carne/nella terra del mio cuore. Questi versi tolgono il soggetto che ama dall’acquario dell’auto-contemplazione. Lo scandalo dell’amore è che ha sempre una persona a cui rivolgersi. Nessuno parla dell’amore se non è per qualcuno. L’amore di cui parla Vacca non è più un amore privato. È diventato l’amore di una civiltà. Come dice la sua Giovanna, cui il libro è dedicato, le poesie d’amore appartengono a tutti.
