Questo mese parlo di una scrittrice italo-costarricense, nata negli anni settanta. Bilingue, con una traiettoria poetica e narrativa molto interessante. Ho avuto la possibilità di conoscerla personalmente a Nagpur, durante il festival internazionale di poesia Kritya, in India. E anche, successivamente, di contribuire alla organizzazione dello stesso festival all’Università di Wharda, dedicata al Mahatma (‘Grande anima’) Gandhi (Kritya è un Festival itinerante, in varie città e stati indiani, diretto da una poetessa indiana straordinaria), nello staff insieme a lei, e di poter condividere alcuni reading in India (per esempio con una conferenza alla prestigiosa Sahitya Akademi di New Delhi) e parte del viaggio in India.
Foto al college femminile di Nagpur (India) con le scrittrici Zingonia Zingone, Annelisa Addolorato, Rira Abbasi, Ruta Dharmadhikari, e varie studentesse (tra cui Sonal Rajiv, Zhora Master.. ), nel 2011, durante il Festival Internazionale di poesia Kritya.
Leggiamo in Viaggio del sangue:
“Un velo copriva la mia percezione
‘È maya’ disse Krishna
mentre accendeva il suo risciò
sollevando polvere sul sentiero.”
(p. 21)
Alcuni dei temi trattati in sue sillogi, che pubblica sia in Italia sia in spagnolo in Spagna e in vari stati ispanoamericani, come anche in inglese, in India e non solo… mi hanno spesso avvicinata, portando nell’occhio del ciclone dei suoi versi tematiche femminili, e anche la maternità, il rapporto con il sacro e la centralità dello sguardo femminile sul mondo.
Indicativi, di una consapevolezza spaesante (anche in merito a atteggiamenti non egualitari, oggi per fortuna quasi del tutto obsoleti, nei confronti delle donne) a questo proposito anche i versi, che qui traduco, in Equilibrista del olvido:
“DE PROFUNDIS
Tutti vogliono dettar
legge nella mia vita,
per stirpe
affetto
sensatezza
o perché, frustrati,
hanno scordato da tempo
cosa significa
vivere. (…)”
(p. 27)
Sono due le sillogi che qui voglio citare specialmente (anticipando anche però un suo più recente titolo, ovvero La voliera senza reti): Equilibrista del olvido (Equilibrista dell’oblio) e Il Viaggio del sangue (edito anche in Spagna, con una casa editrice che amo molto, cioè Huerga&Fierro).
Sono a mio avviso due sillogi complementari e (quasi) opposte, che mostrano un chiaro-scuro, quasi pittorico, in forma di versi. Il libro dedicato a madre e figlio è suddiviso in 9 sezioni, simbolicamente dedicate ognuna a uno dei mesi della gravidanza. Nel primo libro si trovano allusioni a un sentire che avvicina l’essere umano al santo, o santa.
l viaggio perpetuo di Zingonia Zingone, attraverso paesi e continenti, linguaggi, popolazioni e sorrisi, passa anche attraverso la mutazione che avviene in una donna, in un ulteriore viaggio nella propria carne, con la gestazione e la nascita e cura di un figlio, mutazione che rimane uno degli aspetti della sua vita, vita che come una eco benevola si espande e concentra, insieme. Un viaggio esterno e interno, insomma.
Ecco, a confronto, qualche verso che traduco dal primo libro, riguardante il viaggio ‘esterno’:
“Vado per le strade
come tutti
cercando.”
(p. 54)
E, nel secondo libro, leggiamo in merito al viaggio interno:
“Sei arrivato tra i dolori del parto
A spogliare il buio
gli occhi spalancati
nella notte dei miei dubbi
chi è quell’io
che mi corrompe?”
(p.28)
La maternità è chiaramente vista e vissuta anche in modo mistico, da un lato, e chiaramente assunta come ‘compito’ eccelso e non meramente biologico, alto compito dal valore anche e chiaramente spirituale, come spirituale è spesso anche l’esperienza del viaggio ‘all’esterno’, poiché porta a anche a un conoscere e riconoscersi nel rispecchiamento col mondo. Vi ritroviamo similitudini e metafore antiche, che richiamano anche Il Cantico dei Cantici, per esempio, laddove la madre è terra (e questo si riscontra anche nella mistica orientale.., dove lo Yin, femminile, è paragonato, si incarna nella terra)… :
“‘Sono soltanto un sassolino
gettato sulla terra’
dicesti fissando le nuvole
l’automobile attraversava il ponte degli angeli
quale di loro avrà chiuso le ali sul Tevere
sull’umiltà
della tua innocenza?”
(p. 52)
Altro tratto caratteristico è l’accento posto sulla carità, sguardo carezzevole e sull’altro, sull’altra, con notevole apertura e messa in discussione, riflessione, sui sentimenti e le emozioni, e, a volte su stereotipi, come leggiamo di nuovo in Viaggio del sangue:
“È così lineare
l’orizzonte che porta a Damasco:
ama il tuo prossimo come te stesso.
‘Mamma
e se uno non ama sé stesso?’
Le tue parole bruciano
come uno schiaffo sul volto
di ogni filantropica superbia.”
(p. 72)
Condivido con lei la ricerca che include una spiccata affinità con il misticismo, sia occidentale sia orientale: in lei ciò a tratti si intravede, e a tratti è chiaramente esplicitato e documentato (con rimandi, citazioni, dediche, eserghi).
Il cosmopolitismo della autrice, ne porta i versi e l’amore per la condivisione in vari continenti, e a ricordare comunque sempre l’importanza sia della gioia di vivere, sia la disciplina del conoscere, che la bellezza de saper ascoltare e sorridere con gli altri, porgendo orecchio e mani, umilmente, al servizio anche del prossimo.
Tra le fonti ‘al femminile’, che intuiamo, c’è anche la poetessa inglese (altra radice della scrittrice) Amy Lowell.
Zingonia Zingone: la statura di questa scrittrice e persona rimane molto elevata, per studium, coraggio, curriculum, sensibilità, umanità. E per la ferma consapevolezza del proprio valore, e capacità di sorridere e ironizzare, costruire e meditare (pregare), in una danza vitale e letteraria notevoli. Sono fiera e grata di aver più di una volta condiviso con lei eventi letterari e progetti. La lingua e cultura spagnola (e ispanoamericana), oltre alla poesia, ci avvicina: pur parlando in inglese in India, con tutti, tra noi parliamo più spesso in spagnolo. Anche per questo la inserisco a pieno titolo in questa rubrica dedicata alle voci poetiche e letterarie affini alla Spagna, nella sua declinazione aperta e cosmopolita, accogliente e multilingue. Grazie.
Ecco, per finire, in Equilibrista del olvido, all’inizio di una poesia senza titolo, traduco l’autoritratto più limpido della scrittrice:
“Mi chiamo Zingonia Zingone
sono poeta e non uso
pseudonimi.”
(p. 44)
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Le scrittrici Zingonia Zingone e Annelisa Addolorato e gli scrittori indiani Heimant Divate, Anand Thakore, Sanjiv Khandekar presso Scuola Superiore di Architettura di New Delhi, al Festival Internazionale di Poesia Poetrywala, a New Delhi (2013).





