di Paolo Valesio
IL TESTIMONE E L’IDIOTA
(Milano, La nave di Teseo, 2022)
I personaggi
Il Testimone (intorno ai quarant’anni: italiano, piuttosto austero e intenso)
l’Idiota (sotto i quarant’anni: italiano, poroso verso la realtà ha letto il romanzo omonimo di Dostoevskij)
la Voce (emana di solito dal soffitto, o dal pavimento o dalle pareti laterali di diverse stanze)
la Fiamminga (trent’anni: belga, curiosa, forte della sua intelligenza)
Il Testimone e l’Idiota sono in grado di ascoltare la Voce, ogni volta che essa (facendosi sentire d’improvviso) parla. La Fiamminga non ode mai la Voce.
I personaggi sono apparsi lentamente, emergendo da una sorta di nebbia. Io ho trascritto parole udite, inquadrandole (i titoli, le epigrafi ecc.) come poesie.
Il Testimone, l’Idiota, la Fiamminga, la Voce.
Due uomini sulla quarantina, tra New York, Bologna e Parigi.
Una giovane belga che intesse relazioni di intima amicizia con entrambi.
Una voce che anima il dialogo, interlocutore onnisciente che conduce la discussione tra filosofia, amore, esistenza, la fede, il peccato, il ricordo. Questo minimo teatro diventa spazio di interazione di vere e proprie maschere, una messinscena universale per anime solitarie, disincantate e inquiete.
Ricordi 1
L’Idiota sorride ai ricordi:
un largo, con denti danneggiati,
sorriso accoglitore e semi-felice
per il semplice fatto crudo e nudo che sono esistiti e che lui
e? ancora li? a camminarli.
Gli appaiono, a tratti e balenii,
come i surrogati
della Resurrezione.
Ricordi 2
Il Testimone, quando un ricordo lo colpisce diretto, geme
(breve lamento, e subito
si volta in giro per verificare che non l’abbiano udito):
è il fisico dolore,
quello dello stomaco;
per l’occasione perduta, l’instante non pienamente vissuto
dunque offeso, sacrificato
nel suo potere di essere
(ma il gemito è forse riscattato come seme di pentimento).
Treno New Haven-New York
Divisio animae
Per C.G. Jung
L’Idiota oggi ha sognato
una disputatio sull’anima –
o con l’anima? Era mezzogiorno,
e lui a fronte bassa sopra un librone rosso
fra il bordo della pagina
e lo spigolo del tavolo
(il sonno di quattro minuti è bastato
a gualcirgli la fronte);
adesso non ricorda nulla
eccetto una specie, come
una divisione in zone senza che fosse chiaro
di quale territorio si trattasse
dentro il continente dello spirito.
Richiudendo il libro e spegnendo la lampada da tavolo
(accesa anche a quell’ora) gli resta nella mente:
è più pericolosa
un’anima divisionale
o un’anima compatta?
Biblioteca di Palazzo Fava
Bologna
Non da quel dove
Il Testimone è desto e già vestito
e sta ritto davanti alla finestra lunga della sua camera da letto regge in mano una tazza di caffè (scudo per affrontare la giornata) dunque resta in stupore quando ode parole che non (come di solito gli accade) spiovono dal soffitto mentre lui sotto giace ancora nel veglia-e-dormi no queste sorgono dal fiume là sotto in fondo:
Voce
Guarda, anche se non vedi: Lui sopra giunge rapido
e silente come la luce – è la nube della luce,
non quella della tenebra, che Lo involge.
Riverside Drive
La costruzione dell’amore
Voce
(dal soffitto)
Building everything on love.
Idiota
(al telefono)
Con questo gerundio spazioso
la Voce non punta o alza l’indice che non docet
e nemmeno esorta:
è soltanto una riflessione
o riflesso allo sfondo di un discorso
che poi io non ho il tempo né l’energia di fare.
Mi limito a citartela, Fiamminga.
Fiamminga
“Costruendo ogni cosa sull’amore”:
motto fragile motto deperibile
che facilmente decade
a disegno sopra una maglietta
(come quelle che sfoggio quando vado in biblioteca).
Meglio dimenticarlo –
fino al momento quando riaffiora.
La striscia del tempo
Idiota
(con la testa appoggiata sopra il ripiano della scrivania)
‘Madre di Dio, e dei miei peccati’.
Fiamminga
(gli manda un messaggio)
«I know that my Redeemer lives
(dice quell’inno); e una volta
quelle parole erano una porta
che direttamente si apriva
sulla resurrezione di noi tutti
ma adesso non so non lo so:
sono convinta che Lui vive – ma noi?»
Idiota
«Non è soltanto che il passaggio è angusto:
è la tortuosa lunghezza del viaggio
che mi lascia oscillante confuso
in momenti come questo troppo lungo pomeriggio
(eppure una volta mi sarebbe sembrata una bestemmia
anche solo pensare
che qualunque striscia di tempo potesse risultare troppo
[lunga).»
PAOLO VALESIO
Poeta, narratore e critico, Paolo Valesio nasce a Bologna dove si laurea. Ottenuta in seguito la libera docenza, si trasferisce negli Stati Uniti, dove insegna a Harvard, New York University, Yale e la Columbia University nella città di New York, dove attualmente ricopre la carica di “Giuseppe Ungaretti Professor Emeritus in Italian Literature”.
È presidente del Centro Studi Sara Valesio, Editor in Chief della “Italian Poetry Review”, e collabora a riviste e giornali italiani. Oltre a numerosissimi saggi, articoli, racconti e poesie sparse, Valesio ha pubblicato diciassette libri di poesia (ha vinto tra l’altro il Premio Speciale della Giuria al Premio Letterario Camaiore 2017 con Servo Rosso, il Premio Nazionale Rhegium Julii Poesia 2018 con Esploratrici solitarie, e per la carriera, il Premio “Fondazione Terzo Pilastro – Ritratti di Poesia” a Roma nel febbraio del 2020), due romanzi, una raccolta di racconti, e cinque libri di critica.




Un testo ricco di spunti e di saggezza poetica.