La poesia di Sabatina Napolitano

 

Sabatina Napolitano è nata a La Maddalena (SS) il 14 maggio del 1989. Vive ad Asciano, nelle Crete Senesi. Scrittrice, poeta, articolista, freelance, critica ha pubblicato otto libri di poesia. Suoi racconti si trovano in riviste online. Origami è il suo primo romanzo. Recensisce, collabora e intervista autori di poesia, narrativa e saggistica ed è  una studiosa dell’opera di Nabokov. Appassionata d’arte scrive articoli, comunicati e saggi di arte antica e contemporanea.

Ero partita da una pianificazione dettagliata.
Da molto prima della prima volta
che si slacciasse i pantaloni,
da molto prima che li riponesse
ordinatamente ai piedi del letto
e che gli insudiciassi le mani di crema.
Prima di dormire.
Ero partita dal lasciare che mi scoprisse
mentre rimanevo nuda nel suo letto,
mi ero lasciata anche incantare dal fatto
che potessi essere l’unica.
Ero l’unica.
Sulle scale di casa mi aveva chiesto
cosa era meglio dirmi
prima di dormire.
Chi insegnava a respirare?
Non c’era nessuno oltre l’Onnipotente.
Non temevo più ci fosse qualcuno a scoprirmi.
Avevo bisogno di sognare una casa più grande,
di sentire le dita dei figli nelle mie.
I palazzi di Asciano che di notte
si illuminano della luce dei miei romanzi.
Il torsolo di una mela lasciato nel lavello,
i piatti ancora da lavare.
Una porta aperta sulle radio
mentre mio figlio indossa una felpa calda
e gli preparo la colazione.
Porte aperte quando non riesco
a prevedere nulla.

*

Sul muro c’è un nuovo graffito.
Le chiavi nelle mani e nella busta l’ombrello.
Sono incinta.
Commissionare un graffito per i miei figli
è un desiderio consolante.
Apporre le loro iniziali sui muri.
Li immagino vantarsi con gli amici
o restare per ore nelle soffitte a fare foto
e piangere. Un clima caldo
straordinario e imprevedibile
sgusciato dalle lenzuola
l’ebrezza di questo pianeta:
il paradiso che ho costruito
col mio sangue mestruale.
Lui aveva donato
la vita per i figli,
ma anche per la moglie.
La adorava e quando stava seduta
davanti a lui, con i capelli dietro la schiena
le faceva uno chignon.
La tirava a sé, le dedicava ogni sua foto,
la guardava misterioso penetrandola
coi suoi occhi e la baciava quando voleva.
Andavano a volte a fare la spesa insieme
mentre altre li vedevi nel treno, guardarsi.
Lei non lo rifiutava mai, si appoggiava a lui
in metro e gli teneva il polso delicatamente.
Il cuore è uno spazio sacro,
poi c’è il MacBook, l’odore di mandarini,
i giornali, ciò che condividiamo banalmente.
Le vetrate agli aeroporti,
bambini che mangiano panini.
La lista della spesa con uova,
formaggio, thè, salumi vari, pasta e verdure,
riso. Una foto magra chiusa nelle tue braccia.
Tu da dietro che mi sussurri gli slanci.
Sono stanca ma l’aroma del caffè
e il profumo mi tiene incollata alla tua pelle.

*

A Torino come a Venezia
ti aspettavo scrivendo, mentre comparivi
dietro dei miei romanzi, in posti da sogno,
immerso in un odore di bucato.
Fare l’amore in ascensore, lasciare che mi tocchi,
sentire addosso appiccicati i tuoi libri,
guardarti la mattina attraverso lo specchio.
Io non credo più in niente.
Né alle aule, né agli anni.
Non credo alle proiezioni dei giochi dei figli.
Mi annoiano persino le stazioni e gli orologi.
È giusto che un uomo capisca solo il momento
di quando slaccia il reggiseno alla sua donna.
I discorsi sulle ferite, sul perché continuare
il gioco dell’amore, sono inutili.
Mi sembra più che evidente che l’uomo si fa
prendere da un forte calore quando la sua donna
è unita e fresca.
Non c’entrano nulla le statuette,
le madonne nei palazzi
le messe dedicate, gli attaccamenti all’anima,
le scale da maledire, le interrogazioni.
È giusto che un uomo si faccia rivelare dalla sua donna.
Attraverso orgasmi e gemiti.
Mancarsi poi è divino, congetturare sentimenti.
Dirsi considerazioni sul tempo.
Rifiutare tutto quello che è fuori dalla coppia.

*

Siamo fatti di illusioni assurde e versi stupidi.
Odiare quello che è violento e volgare
come ciò che è melenso e montato.
Odio anche gli uomini che vanno dietro
alla pornografia, odio gli uomini stupidi
le donne più stupide di loro.
Sul mio comodino sono bandite le stupidità.
I poteri facili. I facili costumi.
Le rivoluzioni inutili. Le mentalità primitive.
Le banalità forzate.
Migliorarsi per trovare nella tua bocca il miele.
Indossavo abiti larghi poi dopo il parto
tra la saliva e la pace dei giorni
disprezzavo i simboli, odiavo anche la poesia
come strumento. Non avevo nostalgie
conservavo le energie, mi annoiavano persino
i conflitti interni. La stupidità è un male terribile.
Vivevo nel tuo profumo, nella tua saliva.
Nella narrativa francese, polacca, russa
in recensioni di poesie tradotte,
riassunti continui e vienimi a prendere.
Ai morti non so cosa piace.
Ti confessavo tutto:
le scale alla biblioteca nazionale di Francia,
aprivano le tue tende.
Le folle agli angoli e agli incroci,
così come i numeri degli anni:
questi graffiti, questi esperimenti,
queste ombre di persone per la strada
sotto i portici.
Tutto questo ha effetto sui ricordi
e la Tour Eiffel,
delle tue carezze su di me,
mentre mi tocchi e baci.

*

Mi penetravi, quando a Firenze
mi hai chiesto di non cambiare mai.
I murales e i graffiti a San Lorenzo,
mi ricordavano quando in metro ti abbassavi
per baciarmi e difendermi,
per ragionare sopra le luci,
per respirare anche con lo smog.
I murales a San Lorenzo
mi difendevano, insieme a tutte queste
macchine, che restavano ferme
mentre entravo a pregare
alla chiesa di S. Maria Immacolata.
Preparavo le verdure
prima di andare in banca a prelevare.
I vestiti per il venerdì
li stiravo e li lasciavo appesi all’armadio.
Provavo a mettere le forcine ai capelli.
Processi che non sapevamo se venivano
dai tuoi libri.
Nella tua croce camminavo per le strade distratta
e mi sorridevi, mettevo il tuo sguardo
nelle scarpe alte.
Come quando le giornate al Louvre
dicevi di volermi sedurre.
Mi baciavi attraverso gli anni:
una donna gradirebbe
il tuo sperma sui capezzoli
misti al vino degli antichi.
Ti lasciavi stregare e insegnarti ogni incanto.
Rendere semplice il complesso.
La guerra cancella.
A Roma mi hai fatto l’elenco
completo degli abbracci.
Mi hai raccontato ancora,
cosa trovi in me dalla prima volta?
La guerra cancella,
ma tu a Roma hai preso per mano
Alessandro, e non so più
chi possa avercela con l’Italia.
Gli hai raccontato che la guerra
si veste degli abiti dell’odio.

*

Ieri non ho chiuso occhio perché
pensavo a tutto quello che c’è vicino a noi,
in questa casa ad Asciano.
Dentro i miei reni la Val d’Orcia.
Nell’osso sacro le crete senesi.
Il borgo di Chiusure, sotto la lingua
Rapolano Terme. Non posso dirtelo
che ti amo perché tra me e te c’è un segreto.
Un segreto che parla con la tua lingua
che è toscano, di me che voglio essere tua
fino a scorticarmi l’anima,
e tu che mi trattieni in ogni tuo Oriente
fino a farmi diventare ogni donna che vuoi.
Se ne fossi degna, se non fossi così disperata.
Se fossi del tuo mondo
di tutto quello che è antico, coperto dalla storia,
di racconti bizantini, di cifre greche e secoli
passati e lontani anche da Cristo.
Sei un archeologo, anche con me.
Se non fossi così lontana dal tuo mondo.
Ma non posso esserlo, tu non mi permetti
di esserti lontana.

*

Quando non dormivo era perché tu mi dicevi
che ero anche Istanbul.
Mi andava bene ogni cosa, sul serio,
purché stavamo insieme.
Quando sorridevi, quando mi abbracciavi,
non ero Silvia.
Mi facevi essere nei tuoi massimi piaceri.
Nei tuoi odori, in quegli spazi
che le altre non hanno.
Ero io a volerti leccare le dita,
leccarti intero come un libro pregiato
sei più buono della Bibbia.
Se fosse per me farei l’amore con te
sull’altare di ogni mia chiesa.
Siamo sacri. Mi mettevi nei tuoi spazi
più solenni e ardenti,
non avevo paura, ero decisa,
come tutto ciò che in te è vivo e morto,
riempivo ogni tuo spazio.

*

Pistoia è come Istanbul. È come Bisanzio.
Mi stendi sulla tua scrivania per fare l’amore?
L’unica vendetta che voglio per il tuo mistero
è dormirti attaccata per tutte le notti.
Darti un figlio quando vuoi,
come vuoi. Se lo vuoi.
Sei tutte le mie vendette.
La Madonnina del letto mi ha fatto una grazia.
Lo vuoi un figlio o una figlia che ti somigli?
Potrei anche chiedere di aprire il tuo mistero
ma potrebbe farmi così male
o così tanto bene che – stare nel mezzo
mentre mi tieni la mano – è molto meglio.
Devo essere eletta al rango di scrittrice da te
che hai tutti libri coperti di un oro di dio.
Fare in modo che il mio romanzo
finisca tra i tuoi libri
questa è la prima grazia della Madonna del letto.
Quando parlava di fiabe
mi illudevo di vedere me in lui,
come muoveva gli occhi.
Prolungare l’illusione era la fiaba più bella.
Non so cosa vorrei che mi raccontasse
forse niente, non raccontarmi niente.
Il tuo silenzio scrive le mie notti d’Oriente.
Sei tu, è lui (tu), che mi sveste.
Non voglio conoscere altre mani, altre menti.
È più bello quando è mio.
Quali fiori vuoi Madonna del letto
anche per questa grazia?
Trasformami e invoca una tua dea.
Anzi no, evita le dee
che sono gelosa.
Cambiami e fammi come vuoi.
Decidi come devo muovermi.
Cosa devo dire, come devo vestirmi,
cosa devo fare. Lavami
con uno dei tuoi gesti,
bagnami fino a quando
le trasformazioni non mi daranno noia.
Decidi tu come mi deve battere il cuore.
Dettami come fare. Come mangiare
ogni tua dea.

*

A Chiusi sono stata in un albergo
che si chiama “La Sfinge”.
I proprietari sono stati molto gentili
con me e ho mangiato al ristorante
“Il bucchero”.
“La sfinge” famosa di Chiusi
è quella al Museo Etrusco.
A Chiusi trovi colonne etrusche
anche nel giardino.
Ho visitato le tombe etrusche.
La loro scrittura è affascinante.
Sembra fatta per mano di bambini.
Passerai la tua pensione con me.
Compreremo una casa grande
su due piani.
La pizza in Toscana
non la sanno fare tutti come a Napoli.
Hanno un impasto diverso,
ma comunque la pizza che ho preso
l’ultimo giorno che sono stata ad Abbadia
mi sembrava buonissima.
Non volevo lasciare il monte Amiata.
Negli anni, l’unica cosa che mi spingeva
a tornare dai miei era stare con Briciola.
I pici fatti in casa sono saporiti.
Ho passato diversi pomeriggi
nella Concattedrale di San Secondiano
seduta ai piedi dell’altare
per supplicare Cristo di darmi il primo
romanzo. Ho scelto un murales
greco per Corsivo con un uomo coi baffi,
tu non porti i baffi ma non significa
niente la copertina di un libro.

*

“Parole e carte” era in parte
ambientato a Losanna.
Abbiamo girato insieme diverse città svizzere.
La Svizzera ormai mi era nel sangue.
Quando scendevo di casa
e sentivo l’acqua della fontana
di Piazza del grano
ad Asciano mi sentivo rinascere.
Come guarire da un dolore cronico.
Lavavo i miei reni nell’acqua di Asciano.
Consacravo i miei reni a Dio,
anche alla Svizzera
e anche alle Crete Senesi.
Seduto a questa tavola mi spiegavi
cosa scrivi. Prendevi il computer,
ti preparavo il caffè, io non potevo
prenderlo per la tachicardia.
Vuoi amarmi, lo so, anche io ti amo.
Ho cercato “Asciano” su instagram
e ci sono diverse spose
sulle scale delle casine del borgo.
Camini, mattoni e tegole ovunque.
Il travertino.
Poi siamo andati insieme agli agriturismi
qui nel deserto di Accona
e all’Abbazia di Monteuliveto maggiore.

Da Nelle sue braccia, Gian Giacomo Della Porta Editore, 2022.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *