Con il suo nuovo romanzo, le Suites francesi, Marco Marziali ci fa il dono di un dialogo. Non importa tanto con chi – il padre defunto, i pazienti da assistere, i figli, la musica, se stesso -, perché è il dialogo in sé che è indicatore di una forma di vita, di una nota musicale, l’ispirazione di fondo che dà colore e sapore a ogni cosa e ogni persona: la relazione è vita, tutto il resto è un virus che corrode, distrugge, come la decisione di chiudere una struttura sanitaria che è salvezza per tante persone. Il medico-scrittore, che vorrebbe compilare una “breve storia della musica a modo suo”, riesce nel suo intento creando uno spartito che è quello della vita, come testimonia l’originale copertina del libro, una Lettera 35 che al posto del solito A4 ha appunto uno spartito musicale.
È la musica che restituisce al malato dignità, gli permette di riscoprirsi persona con l’ascolto di Bach e di Chopin, e può fornire, addirittura, la colonna sonora dell’appuntamento con la morte. È la musica che insegna l’ascolto, il vero carisma di chi si dedica all’altro, sia un medico oppure un sacerdote. È l’ascolto che permette al padre defunto di rendersi presente, perché l’amore risuscita i morti, e li fa sentire più vivi di prima. È l’ascolto che guarisce, perché l’amore è la medicina più efficace. L’ascolto, la musica, non sono altro che dono. Il dono del midollo, che salva un malato destinato a morire, suscita una gratitudine che è musica anch’essa: è la nota costante, il basso continuo che identifica il romanzo di Marziali, un romanzo sull’amore che è sempre e comunque unione degli opposti: arte e scienza, medicina e musica, perché solo l’amore è in grado di mettere insieme ciò che sembra incompatibile, di unire il distante, di riconciliare il separato.


Bellissima chiusa, semplice e vera.
Bellissimi anche i temi trattati!
Grazie per questa agile e brillante prefazione accende il desiderio di leggere il libro.
Davvero una recensione come dovrebbero essere tutte le recensioni, breve e molto succosa. L’unico inconveniente è che mi fa venir voglia di leggere il libro, uffa, come non ne avessi quella dozzina di urgenti…
Certo per una recensione non è un inconveniente!, al contrario
Parentesi: ma sai che pare in Italia si pubblichino circa 80.000 libri all’anno? Come si fa?
Grazie di cuore, cari amici.
Grande Sparz, me lo domando anch’io!