
di Fabrizio Centofanti
Laggiù. Si può intendere in due modi: in basso, nell’abisso, magari all’inferno; oppure nel profondo, in interiore homine, agostiniananente, nel Sé, junghianamente. Il titolo, ovviamente, opta per la seconda ipotesi, ma non è escluso che si debba attraversare una regione infera che – oggi come oggi – occupa quasi tutto il territorio del pianeta.
In ogni caso, da laggiù si vede meglio: tutto, per favore, ma non la maledetta superficie che – oggi come oggi – è un obbligo sociale. Superficiale e sociale sono ormai sinonimi, e l’uomo a una dimensione è da tempo la realtà di tutti i giorni. Come si possa vivere senza alcuno spessore nessuno l’ha capito, ma è quello che accade, e sui fatti non è lecito discutere.
Laggiù mi sento meglio: vedo il mondo vorticarmi intorno, con la sua quota di follia sovvenzionata dallo Stato e dalla Chiesa, che non risparmia le sue contraddizioni. Scandalizzarsi non risolve. Ci vorrebbe un personaggio al di sopra delle parti, qualcuno per nulla interessato al parere della gente. Che so: un Giovanni Battista, un Romero, o in versione più casalinga un don Tonino Bello, o il Turoldo della Ballata della speranza, che fa venire i brividi ogni volta che parte la voce calda e roca di Corsanico.
Laggiù: basta la parola per tirarti fuori dalla tiepidezza, dal branco con l’etichetta approvata mensilmente, dalla tristezza tipica della gente senza volto, a cui qualcuno deve pur ricordare che il problema – oggi come oggi – non è più il morire, ma il non aver vissuto.

Grazie per queste parole che sfidano la nostra cosiddetta comfort zone.
“C’è nel mondo una grande carestia. carestia non di pane (… ) C’è nel mondo la carestia di una cosa più importante, che sta per mancare in tutti i paesi del mondo: si tratta della carestia di uomini veramente grandi.
In altre parole: il mondo oggi soffre di una terribile malattia di mediocrità. Stiamo morendo di mediocrità.
La grande urgenza di oggi sono i grandi uomini.”
Fulton Sheen
oh, che bel pezzo, Fabry, dei tuoi migliori: è bello aprire il malefico (in generale ma per fortuna non in questo caso!) strumento (pc) e trovare per primo questo che ti invita a pensare e che esprime cose che anch’io vagamente pensavo o solo intuivo. Guardare laggiù, deep down, dove si annidano anche piccole cose, ma forse essenziali per la vita di tutti i giorni, immersi come siamo in un “ambiente” — la “supericie” che tu intendi — quasi sempre — maleodorante e repellente. Adesso poi col nostro governo del “centenario, 1922-2022″……..
D’altro canto, mi viene da dire, da fisico, che la branca forse più avanzata e avanzante della fisica è l’astrofisica, che esplora sempre pù lontano, miliardi di anni luce, miliardi di intere galassie, spazi sterminati inimmaginabili, ma dico io c’era bisogno di un ambiente così strabordante. Tutte domande del piffero, cui nessuno sulla terra sa rispondere e che probabilmente solo Chi ha messo insieme tutto quanto capirà. Ciao, scusa la tirata, ma le tue righe hanno messo in moto, come talvolta accade, l’interiore homine.
Grazie amici miei. Grande Sparz, l’importante è proprio questo: mettere in moto l’uomo interiore.
E’ vero, è vero –– e poi non c’è scelta: ognuno di noi, lo voglia o no, passa prima o poi attraverso “la regione infera”. Uscirne è la sfida.
Grazie Paolo! La Divina Commedia sta lì a ricordarcelo.