Quaggiù


di Fabrizio Centofanti

Si parte. Non ho mai pensato che spostarsi equivalesse a cambiare, perché non sono i luoghi – né i tempi – a decidere la storia. Però fa sempre effetto: qualcuno si libera di me, qualcun altro mi perde. Chissà quanti viaggi ha fatto il Cristo, portandosi dietro la sua divinità: guariva, predicava, indicava la strada difficile e semplice della felicità che per noi, così spesso, è un’utopia. Dio ne conosce i meccanismi: per questo conviene fermarsi e contemplarlo, per farci consegnare, ogni giorno, i ferri del mestiere. Non riesco più a capire chi non prega. So che si vive benissimo non credendo in Dio. So bene che ci si può accontentare degli ottanta, cento anni che ci spettano quaggiù. Ma il problema è laggiù. Come fare a non sentire quella voce, come credere che al fondo della vita ci siano i brontolii dell’intestino? Laggiù c’è Dio, bisogna dirlo con chiarezza: così chi non crede può fare una scelta più decisa, può dirsi ciao guardandosi allo specchio. E chissà che un giorno, di fronte, non risponda un’altra Voce.

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Un pensiero su “Quaggiù

  1. S&R

    La fede forse è un dono, ma il desiderio di mettersi in cammino sulle strade che conducono alla verità è una scelta. Basta non arenarsi sulla domanda di Pilato: che cos’è la verità?

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