
Vorrei dedicare queste righe ad un’intera collana di poesia. Curata da Luca Pizzolitto per la casa editrice PeQuod, mi ha interessato per la sua forte capacità di far (ri)emergere pezzi della migliore poesia italiana contemporanea. Non solo esordienti, ma anche autori e autrici che pur già affermati, conservano una brillantezza che li contraddistingue in un momento affollato per la produzione attuale, che per questo motivo rischia annebbiamenti. Si coglie l’intuizione di attingere ad un fondale (potenzialmente) inesauribile di valore poetico. A questo punto, va riconosciuto che difficilmente si sarebbe potuto trovare un nome diverso da Porto sepolto per intitolare la collana.
In Feriti dall’acqua, raccolta che nel 2022 l’ha inaugurata, Pietro Romano ci propone una poesia affilata e precisa, un gola nella quale risuonano attraverso la parola paesaggi esterni ed interni stilisticamente inesplorati. Ma tu non avere luogo: trattieni/ il fondo buio del tuo contraddirti,/ l’eclisse del volo tra noi senza eco. La poesia di Massimiliano Bardotti nella raccolta La disciplina della nebbia esprime una poesia che rinnova un’intrinseca e spiccata forza assertiva del verso ed una delicata adesione alla natura e agli oggetti. C’è un silenzio che ha tutte le ragioni/ e pochi che gli avranno dato ascolto./ Il canto dei pianeti, la lontana risacca. In Vora Mara Venuta compone uno scarabeo urbano e intimo metafisico, utilizzando, però, un lessico semplice che esalta l’effetto immaginifico della poesia. Nelle vecchie foto di casa/ in posa come non siamo,/ ci scopriamo finiti nei gesti/ ancora mossi in contorni. Ne L’erranza di Anita Piscazzi trovo la conferma che la poesia è sempre civile e religiosa nella sua costante e irrisolvibile tensione verso la verità. Ogni cammino ha un suo abisso/ e una porta da varcare,// ma io ascolto solo te/ che non esisti e solchi/ la mia strada. Si sente la pulsazione di una sensibilità esistenziale acuta e di una scrittura poetica tesissima.
