di Antonio Sparzani
Tempo fa, ancora in tempo di Covid, Fabrizio pubblicò qui uno dei suoi fulmini mattutini dal titolo sorridere. A me piacque molto e commentai, lamentando che la mascherina impedisse di vedere e di far vedere il sorriso, che è una cosa così bella, quand’è un sorriso vero, non di pietà o di scherno o chissà di che altro. Ripresi poi qui l’argomento, parlando di Planck che sorride a Schrödinger.
La storia del sorriso non mi è passata di testa e oggi ve ne parlo così.
Abito a Milano nelle vicinanze della via Canonica – resa celebre da Jannacci, ricordate Veronica, “il primo amor di tutta via Canonica, con te non c’era il rischio del platonico”, ecc. – e la mattina spesso faccio un giro per comprare giornale e altre cose varie, e ho imparato a guardare la gente,
molte facce sembrano ormai note e qualche volta sorridono, come un piccolo buongiorno una sensazione di comunità di quartiere. La cosa diventa più evidente se porto in giro il nostro Shetland a quattro zampe, Jim, cane assai bello (lui certamente lo pensa) e propenso a contatti soprattutto con le cagnoline compiacenti. É questo il momento in cui immediatamente tra i rispettivi padroni scatta un bel sorriso, e magari qualche parola o domanda “Ah, che bel Collie”, “no, veramente, guardi, non è proprio un Collie, anche se gli assomiglia, è uno Shetland, sa, un pastore originario di quelle isolette che stanno a nord dell’Inghilterra”, “Ah, sì, ho capito, grazie arrivederci, buona giornata”, e così via.
E poi c’è il barista da cui vado spesso a bere un gin-seng, che ormai non mi chiede neanche più cosa voglio, me lo prepara davanti in un attimo e poi fa i suoi commentini del mattino, che di solito non riguardano la filosofia di Spinoza, ma appunto il clima, il traffico o qualcos’altro, e io mi accorgo di prolungare istintivamente la piccola conversazione; poi naturalmente anche lui sorride come s’ha da fare con un cliente abituale.
E poi c’è un tale, di nome Luciano, mai prima visto né conosciuto, che ogni tanto mi ferma e comincia a dirmi, dopo aver capito con qualche accenno che io non sono tanto governativo, delle cose a proposito appunto dei nostri governanti, sia locali che nazionali, cose che qui non posso neppur vagamente trascrivere se no Fabrizio mi fulmina; non è per nulla pazzo, anzi il più delle volte sono grosso modo d’accordo con quanto lamenta, ad esempio il fatto che abbiano chiuso qui al pubblico per tutto agosto (riapre domani) il Parco Sempione dopo il nubifragio che sembra abbia abbattuto 5000 alberi in tutta Milano, obbedendo a una logica di davvero eccessiva cautela, per evitare qualsiasi anche remota responsabilità nel caso qualcuno si facesse male, anche se ormai gli alberi erano caduti. Senza contare che così si è impedito l’accesso a un Parco grande e fresco a tutti coloro che sono stati costretti per varie ragioni a passare l’estate a Milano.
Altra tappa d’obbligo, l’edicola, gestita da un simpaticissimo peruviano, che, dopo aver notato che io compro sistematicamente Il Manifesto, un giorno mi guarda fisso e pronucia: “Mmm-ar-x?” e io a dre “sì, sì” al che lui, rinfrancato “com-muni-sta?” E io rispondo “sì, ma” e lì è più difficile spiegare “non nel senso di, ma nel senso di”, però qualcosa riesco a dire e da quel dì mi saluta ogni volta con grande entusiasmo e un sorriso che va da orecchia a orecchia.
E infine, qualche isolato più in là, c’è il mercatino biologico del sabato mattina, quattro banchetti di numero che vendono verdure, pani, formaggi, frutta e qualche piccola delizia. Dico quattro di solito, oggi per esempio c’era solo quello delle verdure, che di cognome fa Amato (e ha, dice Kika, gli occhi sorridenti) e questo dice tutto. Anche lì chiacchiere varie, la figlia che vende accanto a lui, aspira a fare la regista quando sarà “grande”.
Non so se riesco a spiegare abbastanza, anche a me stesso: con l’avanzare dell’età (io nacqui nell’anno in cui morì Musil, piena guerra) mi interessano di più (cioè più di prima) questi pur assai esili rapporti umani che consentono di sentirsi parte di un qualche tipo di mondo locale che ha una sua fisionomia e una sua struttura. E il sorriso ricopre una grande ruolo in tutto questo processo.

Bellissimo, Grande Sparz!
Semplice, chiaro, diretto. Fa venire voglia di essere migliori, di chiedersi il motivo che impedisce così tante volte di regalare un sorriso (semplice, chiaro, diretto e… gratuito).
Chiedo scusa se vado sul personale: Sparz, sei venuto dalle mie parti! Io sto in Via Cenisio al 6. Adesso che lo so, qualche giorno verrò a fare quattro passi in via Canonica sperando di incontrare un signore con un bel cagnone al guinzaglio, e fare quattro chiacchiere sulla materia oscura…
ma caro Riccardo, con grande piacere, diamoci un appuntamento, tanto il mio tel lo sai!
Antonello, non ho il tuo telefono, non ho la tua email, non ti trovo su Facebook, non so come fare! La mia email è [email protected] In mezzo a tutte le mie visite mediche, troviamo un’oretta per fare quattro chiacchiere! A presto!
Ma che bello!!! Me l’ero perso! Grazie per la passeggiata caro amico <3