Sono una pazza di Monia Gaita

 

Sono una pazza, sì, la prognosi rimane riservata, ma non sono in pericolo  di vita. La normalità crollò col suo ponteggio di atti ripetuti, sequestrata dagli agenti dell’insoddisfazione. La voce della coscienza indaga sulla dinamica dell’incidente.

Ma poi perché chiamarlo incidente? Non è un incidente, è una liberazione. Non voglio più accatastare la legna dell’invarianza per l’inverno. Non voglio più che arrivino i soccorsi a dirmi ciò che è meglio fare.

Il taglio fu profondo da recidere l’aorta della noia e adesso constato con piacere il decesso della resa. La perdita di sangue fu copiosa, ma posso dire che ne valse la pena. L’anima riportò una serie di fratture e venne trasportata in codice rosso all’ospedale per essere sottoposta a un lungo intervento in sala riflessione.

I chirurghi operarono bene: mi resta da smaltire soltanto una carcassa di rammarico per non aver saputo ribellarmi un poco prima.

Ora non fingo più, sconfiggere la povertà del conformismo non mi fa paura. Ho smesso di commemorare le vittime del mio Olocausto, voglio tenerne spenta e inoperosa la memoria.

Istituisco la giornata della bellezza e dell’incanto che non significa accontentarsi. Chi si accontenta muore.

Violare i confini dei possessi scontati, le vette insidiose di ciò che riteniamo erroneamente invalicabile o che non possa essere rimosso e migliorato: questo ci insegna la pazzia.

La pazzia ci insegna ad osare, capendo che ciò che ci lasciamo alle spalle è la premessa necessaria per percorrere le tappe successive che verranno.

La pazzia è una forma di insurrezione contro gli assilli del sentire e del subire. Ci suggerisce di coltivare un coraggio con zigomi sporgenti, ascoltare le pulsazioni del cuore, assecondarle senza diffidenza, condanna o pentimento.

Ci suggerisce di usare sguardi che carezzino, mani che esplorino e trattengano, piedi che marchino il sentiero senza calpestarlo, che porgano sedimenti di senso e una corrente di valori, una traccia di luce e non di buio.

La pazzia è un’inversione a U contro il sistema, contro le guerre economiche, il male, la strafottenza, i pregiudizi, le grandi e piccole bugie che inquinano i rapporti.

È non permettere che le ingiustizie e le disuguaglianze rechino in dono eredi e precipizi.

È ribaltare il mondo come un calzino sporco. Lavarlo, disinfettarlo, sopprimerne le macchie.

Vivo di sogni, di grandine, di stelle e di tempeste.

Sono una pazza, sì, e sono rea confessa di aver rubato al cielo due soffi e un chicco di speranza.

Questa riflessione sulla pazzia è stata letta a Calitri (AV), in occasione dello Sponz Fest di Vinicio Capossela il 24 agosto 2023. Quest’anno il titolo del Festival è stato Come li pacci.

Monia Gaita è nata a Imola(BO) nel 1971 ma vive da sempre a Montefredane, paese d’origine in provincia di Avellino. Giornalista, critico letterario, direttore della collana Ancoraggi, Delta3 Edizioni, è dedita da sempre alla poesia e ha pubblicato i libri: Rimandi (Montedit, 2000), Ferroluna (Montedit, 2002), Chiave di volta (Montedit, 2003), Puntasecca (Istituto Italiano Cultura Napoli-2006), Falsomagro(Editore Guida-2008), Moniaspina(L’Arca Felice, 2010), Madre terra(Passigli, 2015) Premio di Letteratura allo Spoleto Art Festival 2016, Non ho mai finto (La Vita Felice, 2021), menzione speciale al Premio Dieter Schlesak e Vivetta Valacca 2022. Collabora a “Il Quotidiano del Sud” e a importanti riviste web e cartacee. È presente in dizionari e antologie.

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