Il Progetto


di Fabrizio Centofanti

Il desiderio di scrivere mi aveva sempre accompagnato: c’era una ragione? Ricordo una cena a Riva degli Schiavoni, con don Mario, in cui ebbi la certezza che la mia identità era cogliere quel bello, quel buono, quel vero, e farne un codice da comunicare, come se Venezia racchiudesse in sé il segreto del mondo. Chissà se quelle nostre righe, un giorno, avrebbero testimoniato un cambio d’epoca, il passaggio dalla menzogna diabolica alla luce del vero. Era il motivo per cui ogni giorno strappavamo al silenzio le poche parole che nessuno, altrimenti, avrebbe scritto? L’opera poteva essere questa, e noi i servitori di un progetto che altro non era che il paradiso anticipato, un ritorno alle origini, cielo e terra nuovi. Don Mario ce lo aveva fatto assaporare: ora toccava a noi tenerlo in vita.

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Un pensiero su “Il Progetto

  1. Alfonso

    (Riflessioni “a margine” ,dopo la lettura di uno dei tuoi scritti;Grazie Fabrizio).

    …Forse oggi il “tempo” non è così clemente e non aiuta a ricreare l’atmosfera o l’ambiente per tornare con la memoria a quando insieme percorrevate quella “passeggiata”, tra il tintinnio di bicchieri di bibite fresche, e profumo di caffè serviti ai tavoli; oppure sostavate li,al belvedere, poggiati alla balaustra della terrazza da dove si potevano osservare le increspate  scie di schiuma bianca   che solcavano quella tavola blu, impronte  di barche appena passate, e sparite dietro il profilo del Conero che, come “testata d’angolo” del meraviglioso golfo, riportava il pensiero al Signore del Creato ed alla Pietra che diventa “le fondamenta” della umana esistenza!!!
    E chissa’ se, immagini, provocate dai ricordi possono riportare  visioni,come ologrammi,di certi momenti,quando  in questa cattedrale di vacanze passavate insieme,tra marciapiedi da ‘scalare ‘ e macchine in sosta ad impedire il passaggio allo stridere di quelle ruote, non sempre ben oliate!!!…
    {… “È bello ritrovarci qui,..e
    dirci ancora una volta quanto sono belle tutte queste luci…”};
    …e spiagge, dove agli occhi dei curiosi parrebbe di poter giocare a nascondino tra una insenatura e l’altra, e poter sfuggire  ad un mondo che a volte non ti lascia nemmeno il tempo
    per ricordare il ‘bello’ che vorresti ritornasse presente,almeno per un attimo,in questo momento che vorresti riempire  di qualcosa ancora,… di buono e di vero !!!
    …e  sotto,ancora,li,come eterne sentinelle  in avamposto, davanti alla spiaggia che da loro prende il nome, le “due sorelle” poste li, come a proteggere le porte di quel paradiso da ospiti indesiderati…
    Ora ,dal belvedere di Numana,li in piazza Nuova, una panchina,sembra messa apposta,per consentire alle coppie di innammorati di immortalarsi in un selfie con alle spalle la splendida cornice del Conero, che a strapiombo sul mare, come un bastione emerge dalle azzurre acque del golfo.
    E mille e mille momenti di cui la memoria costruisce il film di quel tempo vissuto,
    di quel pezzo di vita, passata, pensando di spingere quella sedia a rotelle,ma che forse,anzi, sicuramente,  camminandoti avanti… ti tirava, fino a portarti li,al posto che ti veniva lasciato in eredita’ !!!..
    Certo è che non si può fare tutto questo senza prima aver fatto visita,(lunga o breve dipende da come ti ci “porti”),alla Santa Casa ,dove finalmente,come ogni anno,di questi tempi, torni a  rimettere insieme i due “”pezzi di cuore”” che si  ritrovano;
    anche magari per soli sette giorni,
    ma sufficienti per ricaricarsi  (anche di coraggio) per ripartire,sperando di trovare aperta, o almeno socchiusa,al ritorno, la porta di un ”mondo un po’ più nuovo ” ??!!?????…
    come per un capriccio,…
    …il mio,…da spettatore intruso,…
    a margine!!!..

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