La parola ai poeti. Emiliano Cribari

Io non mi occupo mai di poesia. È la poesia che occupa tutto il mio tempo mentre io cerco disperatamente gentilezza.

Più invecchio più annaspo.

Certe giornate finiscono liquide in fondo al sonno, precario, insieme ai residui, scadenti, scaduti in sorrisi ammuffiti, di ciò che ho trovato.

Una guerra è imminente. La guerra c’è già.

È la guerra del profitto, del prodotto. È la guerra dell’avidità. Lancia segnali di fumo, sfinita, la carità.

Pieni di diritti, di denaro, gli uomini marciano poveri di desideri, di povertà.

Gli uomini marciscono senza obiezioni, quasi all’unanimità.

C’è un visibilio di calabroni che annaspano in fondo a trappole fatte di birra e di miele: anelano aria, biascicano parole tipo yoga e meditazione.

Mio nonno pregava e non lo sapeva, camminava bestemmiando per ore alla ricerca di un pezzo di pane da dividere con altre persone.

2 pensieri su “La parola ai poeti. Emiliano Cribari

  1. S&R

    Queste parole intense, asciutte, sono come un sipario che si apre improvviso sulla verità, e lasciano un sapore persistente che costringe il pensiero a ritornarvi, a meditarle.

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