Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro


Festa di Tutti i Santi 

Che cosa resta? Che resta dopo che ogni cosa sia passata? Che resta delle nostre vite? Gli affetti, le conquiste, i fallimenti?

 Ho sentito spesso, in questi giorni, parlare di crollo delle certezze. L’esperienza della guerra porta subito a questa sensazione di non avere più certezze. È un’esperienza destabilizzante. È uno spiazzamento. Più ci affanniamo ad abbarbicarci a scogli sicuri, più la presa diventa viscida e incerta. Più cerchiamo porti riparati, più la forza delle onde è invadente e distruttiva.

Questo vale per tutto ciò che gli uomini sanno fare. Tutto ciò che di per sé può essere occasione di libertà diventa prigione quando non diventa violenza. Anche gli affetti – la famiglia, la comunità, gli innamoramenti – possono diventare costruzioni di certezze che prima o poi riveleranno il loro volto distruttivo.

Che infinita solitudine abita nell’uomo che si fa forte delle proprie sicurezze.

La parola cristiana che fonda la nostra vita, la nostra ricerca di senso, è Speranza.  Mai la certezza, mai la certezza della Verità ha evitato i fallimenti.

La festa dei santi è una bella giornata di sole in un autunno nebbioso. Non risolve la nebbia, ma ci propone di guardare oltre. Non ci regala certezze, ma apre il cuore alla Speranza. “Ciò che saremo non è stato ancora rivelato”, ricorda la seconda lettura, ma, poi, aggiunge : “saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è”.

Tutto viene salvato. Tutto è recuperato. Anche i fallimenti. Anche le infedeltà.

Non perché di scarsa importanza, ma perché l’amore è più forte.

I Santi, di cui celebriamo la festa, non sono eroi solitari senza macchia e senza paura. Sono uomini e donne che hanno vissuto, con i loro fallimenti e le loro infedeltà, ma sempre con la  forte Speranza che la loro vita non fosse nei fallimenti e nelle infedeltà, e neanche nelle loro conquiste o nelle loro capacità o intelligenza. Hanno sempre creduto che la loro vita fosse per un di più che si svelava ogni volta che la debolezza appariva, ogni volta che la fragilità sembrava prevalere, che l’incertezza gettava nell’angoscia. E questo “di più” è gratuità. Costituiscono un popolo, i Santi, “di ogni nazione, razza, popolo e lingua”, che si pongono come il nerbo della storia, come la spina dorsale della struttura umana. Li chiamiamo per nome, ne conosciamo le vicende. Sono anticipazione di ciò che saremo. Sono la prossimità di Dio a noi. La somiglianza nostra a lui.

L’amore scaccia il timore, non perchè eroico ed impavido, ma perché chi ama non perde, perché nulla possiede. Questa è gratuità. Questo è amore.

Solo chi ama sa affidarsi. Solo chi ama sa essere fedele.

Ricordo il “grido” che  il cardinale Piovanelli, uomo di grande, semplice, feconda fedeltà, lanciava prima di morire. Nel suo testamento spirituale ha lasciato detto: “ Fidatevi di Gesù Cristo. Fidatevi di gesù Cristo e andate avanti. Di me non rimanga che questo grido”.

Che sia questa la santità?

Che sia questo ciò che resta?

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