di Guido Michelone
Tra i romanzi italiani più originali, forse bizzarri o insoliti, usciti in questo 2023, va segnalato il Niente come prima (Mondadori) dell’esordiente Mangiasogni, alias Valerio Amilcare, ventinovenne (stabile da un lustro a Trieste), già molto famoso sul web: è un testo che potrebbe considerarsi quasi un diario autobiografico. Non è tanto la vita dell’autore a venire narrata quanto, piuttosto, di riflesso, le frustrazioni della generazione a lui prossima, i giovani nati poco prima del Nuovo Millennio, che si trovano a fronteggiare e condividere la pressoché totale mancanza di ideali. 
I due protagonisti, Edoardo e Rebecca, amici dalla prima infanzia trascorsa in un piccolo borgo, dopo il liceo, si trasferiscono in due diverse, anonime metropoli (mai nominate nel libro) per affrontare, dopo la laurea, il mondo del lavoro: da qui partono le vicende parallele, dove l’unico distinguo (non trascurabile) riguarda la posizione sociale dell’una (famiglia ricca alle spalle) e dell’altro (piccoli borghesi disposti a sacrifici per avere il figlio con il pezzo di carta, per una futura carriera). Nonostante le differenti agevolazioni nel trovare impiego, Rebecca ed Edoardo scoprono ben presto il vuoto esistenziale che le loro professioni (con le lauree teoricamente redditizie, avvocatessa e manager) implicano: una gavetta con magro stipendio in città dove il carovita è altissimo, la casa è un monolocale asfittico, il tempo libero si limita al week end, e l’attività in ufficio è monotona e stressante, con poco relax, libertà ridottissime e superiori altezzosi dagli atteggiamenti via via strafottenti, malvagi, canaglieschi.
A peggiorare la situazione, il malessere si trasforma in incubi notturni che assumono le fattezze di un mostro antropomorfo che, tra ego e coscienza, può ricordare il grillo parlante collodiano, mentre, quanto a materializzazione (espressa nel linguaggio visivo a fumetti, con disegni e vignette), evoca le proiezioni inconsce degli horror alla Stephen King. I due ragazzi si rivedono e si confessano a vicenda: e quando tutto sembra che tra Edoardo e Rebecca nasca una love story suggellata da un lavoro d’artista in comune, il libro termina – avrà un sequel? – lasciando tuttavia intuire, nel finale a sorpresa (non rivelabile) come ‘niente sarà più come prima’, secondo quanto suggerisce il titolo del libro. In ultima istanza, il romanzo fa centro, perché sviluppa bene, pur con pochi tratti essenziali, il lifestyle dei venti-trentenni d’oggigiorno, presentandoli nel flusso di una scrittura pulita, lineare, adamantina, forse essa stessa prodotto di una generazione che ha smesso di sognare o di pensare alla grande, per l’estraneità al modello dei propri genitori, giovani negli anni del boom economico dove tutto sembrava possibile.

