La poesia è sintesi creativa, è sublimazione delle potenzialità della parola. La scommessa del poeta, rispetto allo scrittore in prosa, è giocata sulla potenza della sintesi. Di un poeta spesso si ricorda l’illuminazione di un verso. Di uno scrittore in prosa, la capacità di architettare una struttura sublime.
Ho tratto questa definizione da un’intervista che Lucia De Ioanna mi ha fatto per Repubblica Parma.
Il mio esordio come poeta risale al 2009, con “Poesie raccolte” (TLC Editore), ma, sempre in quell’intervista, ricordo come molto tempo prima, a 13 anni circa, ho scoperto la mia orbita, ovvero ho iniziato ad isolare quanto percepivo, rispetto al mondo esterno, ho capito che la prima rivoluzione possibile è interiore ed ho operato una prima elaborazione critica del contesto di paese in cui vivo tuttora. È un tema ricorrente nella mia scrittura. Il microcosmo della provincia consente un esercizio permanente di affinazione: ci si sente meno sotto osservazione rispetto alla città, più liberi di elaborare un percorso creativo ed espressivo.
Ovviamente, non sono un riduzionista: cerco e apprezzo il confronto con altri amici scrittori, per mettere meglio a fuoco il senso del mio percorso. A Parma esiste una comunità di poeti numerosa e ricca di contributi originali e differenti… Una specie di Officina 2.0, come qualcuno l’ha definita.
I testi che seguono sono di origine diversa, ma fotografano in modo abbastanza preciso il mio attuale percorso poetico (chi fosse interessato può trovare le info sulla pagina facebook “La Poesia Sociale di Alberto Padovani”).
“Notturno a gennaio” fa parte dell’antologia “Testimonianze di voci poetiche. 22 Poeti a Parma” (Puntoacapo, 2018).
Le due poesie successive entreranno, insieme ad altre, in un’antologia di prossima uscita: “Fiorire l’inverno”, (Bertoni Editore).
Notturno a gennaio
Il suono della Parma
Nella via delle scuole
Scende tra i ponti
Dall’Italia a seguire
La città si fermava
Fuori dal suo centro
Appena ai margini
Di negozi e studi vari
Da politici e avvocati
I miei anni tornano
Con la brezza sottile
Se l’ascolti nei tuoi
Passi notturni, già
Predice primavere.
My left hand in a wasteland
I passi nella notte
Di veglia incerta
Anticipano i riti
Del cupo solstizio
Come chiudersi
Lasciando i lupi
Ululare su quei
Monti, ansimando
Scendere il Taro
Sotto una coltre
Di acqua gelida
Il tuo garage a sera
Preludio d’antico
Abbandonarsi lievi
Al fuoco amico di
Tane confortevoli
Eppure pensare
Al vasto universo
Le fiabe raccontate
Nel gelo di Kiev
Dronaggi notturni
Rompono il silenzio
Come un sondino
Nell’animo occidentale
Inquieto il nome
Di una generazione
Toccata dagli echi
Distorti di lande
Spazzate di cuori
Dilaniati e pronti
Ad ospitare la più
Vasta corruzione.
Terre rare
Mostrami, nel tuo gelido inverno
Le terre rare
No, non ritrarti, ognuno
Disvela al tempo
Le sue tetre insegne
Lungo il cammino
La persistenza in vita
Impone un costo, sul corpo
E, dopo tutto quello che viene
Definito: Amore
Nelle varie letterature
Resta il silenzio
La luce che fu
La fede cieca
Le terre rare


Grazie di cuore, Fabrizio!
Grazie a te, Alberto!