Chiudere gli occhi e pensare
nel buio della mente
nel frastuono del cuore.
Lasciare che la memoria sfogli il passato
senza sapere quali immagini cercare
tra le pagine non ancora strappate
per paura o vergogna a volte sbiadite
a volte rigate di lacrime
spesso macchiate così tanto di vino
d’apparire più nere di una notte invernale.
Forse cercare ai piedi di alberi
spogliati dal tempo
le orme dei compagni smarriti
nei labirinti dei miei sentieri
vagando da una città all’altra
per sfuggire a quel vago sentore di morte
nell’abito a fiori
bianchi e neri di mia madre
nel suo corpo dolente nel suo sguardo
trafitto dalla cecità di un coltello.
O ritrovare nei viali alberati
della città immaginata a me straniera
il calore di quella ragazza
e sotto il suo cappotto rosso l’incanto
di un corpo giovane
nei suoi occhi passione e l’innocente paura
che danno vita al sogno della bellezza
che ride ancora di me e mi perseguita.
O ritrovare sulle labbra
la fontana dell’affetto di moglie e figli
nel giardino in cui sbocciano
i rari fiori dell’intimità.
Nel buio della mente preda del vino
che scorre nelle mie vene si fa strada il pensiero
che il sangue e la carne spingono
ogni giorno il mio corpo a cercare un corpo
che non abbia carne né sangue
ma una bellezza così vasta e profonda
da saziare la mia anima d’infinito.
Oh, non quel Cristo che pende
nudo dalla croce senza staccare
le mani dai neri chiodi
che ho amato e pianto nella mia adolescenza
come d’innanzi a un tramonto
che lentamente è svanito lontano nella nebbia
e ha lasciato il rimpianto
e un disperato bisogno di giustizia e d’amore.
Né il ricordo di colei che mi viene incontro
che nelle sue poesie mi dice
liebst du mich? e io non la capisco
che mi sorride ma non la vedo
sento soltanto un’ala che mi sfiora
come di una rondine in cerca del nido.
Ma alla mia mente appare l’immagine
luminosa di un’altra giovane donna.
Mi carezza
con la sua ala di aquila ferita
con la voce di un angelo
mi dice je t’aime
con il corpo affamato d’amore e l’anima
che nascosta sanguina.
È quel fiore chiamato rosa
e il suo strano colore rosso
dona al grigio del mio tramonto
l’inattesa sensazione di un’alba che nasce.
Perché risvegliarmi dal mio passato ?
Dovrò cancellare i ricordi
in nome di ciò che non si nomina
che stenderà sui miei occhi
il velo oscuro della sua presenza?
Non dovrò più pensare a quel Cristo
alla sua e mia
sete di giustizia
chiudere gli occhi a ogni grido che sento?
Non senza amarezza penso
che è stato già molto amare
ed essere amato
convertire le parole in musica
diffondere nell’aria il profumo
di due corpi che si desiderano
la purezza della fontana inesauribile
i fiori rari del mio giardino
l’orrore per la violenza e l’egoismo.
Quando scenderà sui miei occhi il velo
a sfocare l’ultima immagine della mia vita
non mi rimarrà
che poggiare la fronte sulla mano destra
piegare la schiena in avanti
e guardare la sola immagine
in cui la lama del tempo piomba
a separare spirito e corpo.
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MARCELLO COMITINI – FAME D’INFINITO
marcellocomitini©famed’infinito05.11.2022
Lettura di Luigi Maria Corsanico
Max Richter – From The Art of Mirrors
Chiudere gli occhi e pensare
nel buio della mente
nel frastuono del cuore.
Lasciare che la memoria sfogli il passato
senza sapere quali immagini cercare
tra le pagine non ancora strappate
per paura o vergogna a volte sbiadite
a volte rigate di lacrime
spesso macchiate così tanto di vino
d’apparire più nere di una notte invernale.
Forse cercare ai piedi di alberi
spogliati dal tempo
le orme dei compagni smarriti
nei labirinti dei miei sentieri
vagando da una città all’altra
per sfuggire a quel vago sentore di morte
nell’abito a fiori
bianchi e neri di mia madre
nel suo corpo dolente nel suo sguardo
trafitto dalla cecità di un coltello.
O ritrovare nei viali alberati
della città immaginata a me straniera
il calore di quella ragazza
e sotto il suo cappotto rosso l’incanto
di un corpo giovane
nei suoi occhi passione e l’innocente paura
che danno vita al sogno della bellezza
che ride ancora di me e mi perseguita.
O ritrovare sulle labbra
la fontana dell’affetto di moglie e figli
nel giardino in cui sbocciano
i rari fiori dell’intimità.
Nel buio della mente preda del vino
che scorre nelle mie vene si fa strada il pensiero
che il sangue e la carne spingono
ogni giorno il mio corpo a cercare un corpo
che non abbia carne né sangue
ma una bellezza così vasta e profonda
da saziare la mia anima d’infinito.
Oh, non quel Cristo che pende
nudo dalla croce senza staccare
le mani dai neri chiodi
che ho amato e pianto nella mia adolescenza
come d’innanzi a un tramonto
che lentamente è svanito lontano nella nebbia
e ha lasciato il rimpianto
e un disperato bisogno di giustizia e d’amore.
Né il ricordo di colei che mi viene incontro
che nelle sue poesie mi dice
liebst du mich? e io non la capisco
che mi sorride ma non la vedo
sento soltanto un’ala che mi sfiora
come di una rondine in cerca del nido.
Ma alla mia mente appare l’immagine
luminosa di un’altra giovane donna.
Mi carezza
con la sua ala di aquila ferita
con la voce di un angelo
mi dice je t’aime
con il corpo affamato d’amore e l’anima
che nascosta sanguina.
È quel fiore chiamato rosa
e il suo strano colore rosso
dona al grigio del mio tramonto
l’inattesa sensazione di un’alba che nasce.
Perché risvegliarmi dal mio passato ?
Dovrò cancellare i ricordi
in nome di ciò che non si nomina
che stenderà sui miei occhi
il velo oscuro della sua presenza?
Non dovrò più pensare a quel Cristo
alla sua e mia
sete di giustizia
chiudere gli occhi a ogni grido che sento?
Non senza amarezza penso
che è stato già molto amare
ed essere amato
convertire le parole in musica
diffondere nell’aria il profumo
di due corpi che si desiderano
la purezza della fontana inesauribile
i fiori rari del mio giardino
l’orrore per la violenza e l’egoismo.
Quando scenderà sui miei occhi il velo
a sfocare l’ultima immagine della mia vita
non mi rimarrà
che poggiare la fronte sulla mano destra
piegare la schiena in avanti
e guardare la sola immagine
in cui la lama del tempo piomba
a separare spirito e corpo.
Una delle migliori interpretazioni.
Grazie
Grazie infinite, Ema! Buona domenica!