4 pensieri su “Luigi Maria Corsanico legge Marcello Comitini. 52

  1. Luigi Maria Corsanico

    MARCELLO COMITINI – FAME D’INFINITO

    marcellocomitini©famed’infinito05.11.2022

    Lettura di Luigi Maria Corsanico

    Max Richter – From The Art of Mirrors

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  2. Luigi Maria Corsanico

    Chiudere gli occhi e pensare
    nel buio della mente
    nel frastuono del cuore.
    Lasciare che la memoria sfogli il passato
    senza sapere quali immagini cercare
    tra le pagine non ancora strappate
    per paura o vergogna a volte sbiadite
    a volte rigate di lacrime
    spesso macchiate così tanto di vino
    d’apparire più nere di una notte invernale.
    Forse cercare ai piedi di alberi
    spogliati dal tempo
    le orme dei compagni smarriti
    nei labirinti dei miei sentieri
    vagando da una città all’altra
    per sfuggire a quel vago sentore di morte
    nell’abito a fiori
    bianchi e neri di mia madre
    nel suo corpo dolente nel suo sguardo
    trafitto dalla cecità di un coltello.
    O ritrovare nei viali alberati
    della città immaginata a me straniera
    il calore di quella ragazza
    e sotto il suo cappotto rosso l’incanto
    di un corpo giovane
    nei suoi occhi passione e l’innocente paura
    che danno vita al sogno della bellezza
    che ride ancora di me e mi perseguita.
    O ritrovare sulle labbra
    la fontana dell’affetto di moglie e figli
    nel giardino in cui sbocciano
    i rari fiori dell’intimità.
    Nel buio della mente preda del vino
    che scorre nelle mie vene si fa strada il pensiero
    che il sangue e la carne spingono
    ogni giorno il mio corpo a cercare un corpo
    che non abbia carne né sangue
    ma una bellezza così vasta e profonda
    da saziare la mia anima d’infinito.
    Oh, non quel Cristo che pende
    nudo dalla croce senza staccare
    le mani dai neri chiodi
    che ho amato e pianto nella mia adolescenza
    come d’innanzi a un tramonto
    che lentamente è svanito lontano nella nebbia
    e ha lasciato il rimpianto
    e un disperato bisogno di giustizia e d’amore.
    Né il ricordo di colei che mi viene incontro
    che nelle sue poesie mi dice
    liebst du mich? e io non la capisco
    che mi sorride ma non la vedo
    sento soltanto un’ala che mi sfiora
    come di una rondine in cerca del nido.
    Ma alla mia mente appare l’immagine
    luminosa di un’altra giovane donna.
    Mi carezza
    con la sua ala di aquila ferita
    con la voce di un angelo
    mi dice je t’aime
    con il corpo affamato d’amore e l’anima
    che nascosta sanguina.
    È quel fiore chiamato rosa
    e il suo strano colore rosso
    dona al grigio del mio tramonto
    l’inattesa sensazione di un’alba che nasce.
    Perché risvegliarmi dal mio passato ?
    Dovrò cancellare i ricordi
    in nome di ciò che non si nomina
    che stenderà sui miei occhi
    il velo oscuro della sua presenza?
    Non dovrò più pensare a quel Cristo
    alla sua e mia
    sete di giustizia
    chiudere gli occhi a ogni grido che sento?
    Non senza amarezza penso
    che è stato già molto amare
    ed essere amato
    convertire le parole in musica
    diffondere nell’aria il profumo
    di due corpi che si desiderano
    la purezza della fontana inesauribile
    i fiori rari del mio giardino
    l’orrore per la violenza e l’egoismo.
    Quando scenderà sui miei occhi il velo
    a sfocare l’ultima immagine della mia vita
    non mi rimarrà
    che poggiare la fronte sulla mano destra
    piegare la schiena in avanti
    e guardare la sola immagine
    in cui la lama del tempo piomba
    a separare spirito e corpo.

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