Il luogo dell’invenzione letteraria è non già il macro, ossia il plot e la polpa del pensiero sotteso (se così fosse, La critica della ragion pura di Kant o L’origine delle specie di Darwin sarebbero oggetti estetici di gran lusso e, per converso, Murphy di Beckett o Dans le labyrinthe di Robbe-Grillet non più intensi e profondi d’un elenco telefonico), bensì il lessico, la sintassi, il ritmo, i nessi tra le parole e il loro ordine, la tessitura dell’immagine, la capacità di dar pathos e anima a un gesto, a un dato paesistico, alla descrizione d’un volto o d’un interno, in modo che tutto, tutto concorra alla globale connotazione.

Dopo tante descrizioni elevate (e belle, e giuste), è però un sollievo trovare una descrizione del lavoro microscopico ed essenziale.
Questo breve e intenso ritratto mi fa pensare al quadro di Jackson Pollock, Alchimia, nel suo senso originario di colare insieme elementi diversi in una armoniosa unità.
Concordo, l’arte deve emozionare, una buona trama da sola non basta.
Grazie
Il cuore nella penna per lasciarne il battito sulla pagina, qualcosa di speciale e generoso, un regalo per il lettore che non può che esserne grato.