
Alla mia morte (cuore Arbresh)
Io vorrei che non ci fosse silenzio
Alla mia morte, ma suono di flauti
Che sovrasta le grida delle donne
Con un tono acuto e struggente.
L’acqua e il sale delle lacrime,
Raccolti in piccoli recipienti,
Siano poi versate nel mare Ionio,
Mare della nostra separazione.
Seppellitemi in una foresta,
Sotto una quercia dalla cui cima
Si veda in dissolvenza col cielo
La patria lontana, cui appartengo.
E poi io sarò uno con la terra,
E le mie ossa terra nella terra,
E il mio cuore, il mio cuore Arbresh,
Pian piano si scioglierà nella terra.
Io non so se il cielo piange o ride
Di me e di questi miei desideri.
Ma so che veglia perché gli uomini
Siano uno in una sola patria.
*
Padre Elia (don Sergio, a destra nella foto, insieme con don Mario Torregrossa) ci ha lasciati oggi. Questo è l’ultimo testo che ha inviato nel gruppo “Il buongiorno in poesia”, che raggiungeva tanti di noi, come un segnale di vita intensa, la mattina. Non sto qui a fare l’elogio di un amico che ha vissuto col cuore in mano, in tempi di armi e di armature. Dico solo che è un uomo che ha amato, ha amato sempre e comunque. Il Signore lo ha voluto sacerdote e poi monaco, perché testimoniasse a tutti che solo Dio può riempire la vita. Abbiamo bisogno di Cielo: padre Elia-don Sergio ce lo ricordava ogni giorno, con una umanità da cui trasudava il divino. Che la gioia possa essere la tua ricompensa, amico mio.

Poesia splendida!
Il tuo cuore si scioglierà nella terra ma palpiterà in cielo in incessante preghiera, perché tutti noi possiamo un giorno essere “uno in una sola patria” insieme a te.
che dire, i pensieri e i sentimenti sono contrastanti tra i ricordi belli e la separazione di sorella morte.
Giovane prete sei tornato nel nostro paese con tanto entusiasmo per voler cambiare certe mentalità, mi hai insegnato che niente è vano nella logica della salvezza, neanche un discorso fatto a un bambino ribelle che vuole solo provocarti e ce l’ha coi preti. Ecco sulla mia pelle ho potuto constatare la tua grande sapienza e nobiltà d’animo. Dopo aver celebrato con te la prima confessione e la prima Eucaristia, come il figliol prodigo sono partito per un lungo viaggio lontano dalla chiesa. Ci siamo ritrovati da studenti, tu finivi la filosofia a Cosenza e io iniziavo il conservatorio, quanta gioia nel ritrovarci in quei nostri lunghi viaggi. Ironia della sorte ha voluto che, quando stavo mangiando le carrube ed ero disperato per il ritorno di almeno un anno nella nostra amara terra, ci ritrovassimo vicini e venni a trovarti da Novara aTiglieto(GE), quante preghiere tu, p Stefano e tutta la comunità avete offerto per me? Mettiamola così, solo Dio lo sa!!!
E ora che ho saputo del tuo viaggio verso la patria beata, penso che l’incontro con don Fabrizio(conosciuto per caso 3 anni fa) non fosse casuale, ma volevi preavvisarci che qualcosa di importante stava succedendo nella tua vita. Ora dico ecco perché quella forza mi spingeva ad andare verso il santuario del Divino Amore, perché dovevo partecipare alla Messa presieduta dal tuo amico prete, amante di poesie e perché volevi dirmi 2 cosette in maniera velata come solo tu sapevi fare:
1 Attraverso il salmo 136 che tra l’altro ci dettasti nelle scuole elementari e veniva proclamata nella liturgia “ai salici di quella terra
appendemmo le nostre cetre….Come cantare i canti del Signore in terra straniera?. .. Se mi dimentico di te, Gerusalemme,si dimentichi di me la mia destra.
Sarà forse quell’aria di disfatta che ci accumava per le situazioni che non ci andavano giù del nostro paesello, ma sono sicuro che come il grande card Martini a un certo punto tu hai capito che per cambiare il popolo di Dio innanzitutto bisogna pregare e rimanere nella chiesa che è la Gerusalemme, ovvero il luogo dove ritrovare forza e il vigore per ricominciare. 2 La Parola è veramente un seme che germoglia quando meno te l’aspetti, anche dopo 30 anni. 3 con l’incontro di domenica scorso con don Fabrizio mi hai fatto rigustare il fatto che chi ama veramente lascia libertà ma anche segni indelebili nella vita delle persone.
Vola anima bella e fuori schema, divertiti a cantare le lodi di Dio con le tue bellissime rime.
Grazie di cuore per tutto questo, Francesco.