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L’ultima poesia di padre Elia (don Sergio Spezzano)


Alla mia morte (cuore Arbresh)

Io vorrei che non ci fosse silenzio

Alla mia morte, ma suono di flauti

Che sovrasta le grida delle donne

Con un tono acuto e struggente.

L’acqua e il sale delle lacrime,

Raccolti in piccoli recipienti,

Siano poi versate nel mare Ionio,

Mare della nostra separazione.

Seppellitemi in una foresta,

Sotto una quercia dalla cui cima

Si veda in dissolvenza col cielo

La patria lontana, cui appartengo.

E poi io sarò uno con la terra,

E le mie ossa terra nella terra,

E il mio cuore, il mio cuore Arbresh,

Pian piano si scioglierà nella terra.

Io non so se il cielo piange o ride

Di me e di questi miei desideri.

Ma so che veglia perché gli uomini

Siano uno in una sola patria.

*

Padre Elia (don Sergio, a destra nella foto, insieme con don Mario Torregrossa) ci ha lasciati oggi. Questo è l’ultimo testo che ha inviato nel gruppo “Il buongiorno in poesia”, che raggiungeva tanti di noi, come un segnale di vita intensa, la mattina. Non sto qui a fare l’elogio di un amico che ha vissuto col cuore in mano, in tempi di armi e di armature. Dico solo che è un uomo che ha amato, ha amato sempre e comunque. Il Signore lo ha voluto sacerdote e poi monaco, perché testimoniasse a tutti che solo Dio può riempire la vita. Abbiamo bisogno di Cielo: padre Elia-don Sergio ce lo ricordava ogni giorno, con una umanità da cui trasudava il divino. Che la gioia possa essere la tua ricompensa, amico mio.

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La cravatta, di padre Elia Spezzano


Ricordo bene la cravatta rossa
Con lo stemma dell’Aquila in vista,
Che mettevo andando alle feste
Eleganti, ai nostri compleanni.
Sempre quella, (non ne avevo altre)
Me l’aveva regalata Armando.
La portavo con un certo orgoglio
Volevo far colpo sulle ragazze.
Eravamo più giovani allora,
Inesperti, entusiasti, la vita
Ci sembrava un gioco un po’ strano
Che scandiva tutto il nostro tempo.
Siamo molto cambiati da allora,
Forse no. Ora nuovi orizzonti
Si delineano al nostro sguardo,
E qualcuno lo abbiamo raggiunto.
La vita, questo gioco un po’ strano
Scandisce ancora i nostri giorni.
Siamo un po’ folli, un po’ poeti,
E c’è del grigio sui nostri capelli.
Chissà che cravatta indosseremo
Alla festa che tutti ci attende.

[Ai miei amici di gioventù, particolarmente a quelli del Centro di Formazione Giovanile Madonna di Loreto].

Padre Elia Spezzano, una poesia

Le stagioni del mio amore
Il mio amore muore in novembre
E viene seppellito in inverno
Sotto una bianca coltre di neve
Da cui riceve vita e purezza; per poi rinascere in primavera
Insieme ai fiori Del biancospino,
Ed in estate e più che mai vivo,
Si nutre di luce e di calore.
Il mio amore! Bagnato da piogge
Insistenti alla luna di Pasqua,
Che in maggio a profumo di rose,
Il giallo oro del fior di ginestra.
Mietuto, ammassato in covoni
E raccolto con i fiori di zucca.
Vendemmiato con l’uva in settembre,
In ottobre colto coi melograni.
Macinato per diventare olio
In autunno per condire la vita.
Il mio amore, Che è sempre vivo
E sa dare vita ad ogni cosa.
Io vivo le sue povere stagioni,
E lui le mie, e siamo due fratelli.

Padre Elia Spezzano. Una poesia


Ferite, Stelle, Spina, Pesci

Tu sei la mia ferita più profonda,

La spina più acuta che ho dentro;

Ferita aperta dentro l’anima,

Spina viva nel cuore sanguinante.

Ed insieme sei stella luminosa

Nel mio cielo, e pesce più lucente

Nel mare sopra cui sto navigando,

Che nuota libero nelle sue acque.

E metterò un’esca su un amo,

Getterò una rete per pescarti,

E quando salirai sulla mia barca,

Scioglieremo le vele per andare

Spinti dal vento, in mare aperto

Verso terre alla fine del mondo.

E vivo nel dolore di amarti, di tenere vivo il tuo ricordo;

Nella gioia di renderti presente

Sapendoti ogni giorno lontana.

Padre Elia Spezzano. Due poesie


Amore del mio ottobre, sei luce

Che a sera accarezza i colli

E poi cede la scena alla notte

Celandosi in un mucchio di stelle.

Sei la pioggia sottile al mattino

Che cade con piccolissime gocce

Ed irriga e feconda la terra

Arata e seminata da poco.

Sei le foglie che si posano mute

Sulle strade dove l’uomo cammina

Intessendo un tappeto dorato,

Volandogli attorno con il vento.

Sei l’odore secco del melograno,

Il suo sapore dolce e asprigno.

Il muschio che cresce sulla corteccia

Delle piú alte centenarie querce.

Il contorto ulivo che matura

E si incorona di perle nere.

La nebbia che si alza silenziosa.

Il colore di un cielo che varia

Di continuo, passando d’improvviso

Dal grigiastro al limpido azzurro.

Amore d’ottobre, nel mio silenzio

Sei voce amabile e nascosta,

Nel fondo dell’anima che sussurra,

Tutto ció che io vorrei sentire.

E sei speranza che i nostri giorni

Siano sempre lieti e sereni,

Che vivendo alla tua presenza,

Scopra quant’é bella ogni stagione.

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Appuntamenti. Padre Elia Spezzano

da qui

Nella puntata di Poetando in onda alle 23.10 di sabato 15 e domenica 16 agosto, Luisa Cozzi incontra Mauro Ferrari, direttore editoriale di puntoacapo Editrice che vanta nel proprio catalogo anche un pregevole plaquette di Padre Elia, al secolo Sergio Spezzano: «Croci del sud».
Come scrive Fabrizio Centofanti, autore della prefazione, «la poesia di Spezzano è bellezza che si incammina verso la notte del senso, la sofferenza dell’uomo che ogni volta rinasce dalla tomba come musica triste e malinconica, ma così vitale che sembra provenire dalla terra stessa di Dio».

Croci del Sud, di Padre Elia Spezzano

È il libro della musica quello di Sergio Spezzano – in versione monastica padre Elia, con una sorta di duplice profezia di passione e silenzio, secondo il carisma del profeta di Tishbe. Una musica che arriva dove non arriva il cuore, non per mancanza di coraggio, ma per una sorta di – ancora monastica – umiltà. È una porta del cuore che si deve aprire, per vedere le rose di lorchiana memoria, anch’esse segno di sentimenti così radicati da sbocciare.

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