C’è un mainstream che detta le regole. Se sei fuori, non conti. Bisogna sperimentare la fierezza – aggiungerei l’ebbrezza – di tale essere fuori. La filosofia raccomanda di ragionare con la propria testa, ma è il consiglio meno seguito. Il motivo è semplice: chi me lo fa fare di sostenere un contrasto? Perché lasciarmi emarginare? Per cui si tace, e chi tace acconsente. L’importante è essere d’accordo con le linee di fondo di una mentalità prefabbricata, che ti assicura di galleggiare comodamente in società – in quelli che chiamiamo social, per esempio, la fiera dell’adeguamento e della rassicurazione esistenziale, anche quando si trattano temi apparentemente intelligenti. L’identità si è persa: la nuova religione ideologica è la punta dell’iceberg della consegna della propria persona al moloch del potere. L’importante è che non sia più te stesso, perché la verità è fastidiosa, ingombrante, inopportuna. Fuori luogo.
La scelta più urgente sarebbe quella di guardarsi dentro, trovarvi ciò che c’è di vero. Ripartire da qui è il minimo che si possa fare per riconnettersi con la propria dignità.
Il tempo stringe: l’ipertrofia dell’io ci ha portato sull’orlo dell’autodistruzione. Fermarsi a pensare è una condizione non di sanità, ma di salvezza. Idolatrare la salute è un sintomo di visione angusta: si privilegia ciò che passa rispetto a ciò che resta. Ricominciamo da quello che rimane, dall’ascolto del profondo, che è un altro nome di Dio.


“A quanto possiamo discernere: umana è di accendere una luce nell’oscurità del mero essere” scriveva Jung. Riflettere sull’essere, da Parmenide in poi, passando da Tommaso d’Aquino, è forse l’urgenza più immediata in una cultura oramai evaporata nel soggettivismo dell’opinione.
Un pensiero forte è necessario per staccarsi dai condizionamenti e avere il coraggio di tuffarsi negli abissi delle profondità.
Il Cammino verso la salvezza non è proprio una “passeggiata di salute”!…(anche se correre il rischio vale la pena per acquisire finalmente “” la SALUTE””!…)
Monti e colli da spianare,
ogni vallata da colmare,
strade tortuose da drizzare!…
Ascoltiamo quella voce che grida nel deserto…seguiamone la eco che arriva da lontano…
da quelle valli e da quei monti,che ci nascondevano le nuove strade da percorrere…
Ascolto,Fede,Speranza,Carità nell’AMORE, sono le “antiche” VIE da seguire…
E qui è il caso di riconoscerlo:
“L’iniziativa privata” non ci farà arrivare molto lontano!”
Allora,noi,dopo quel buio, proviamo, “ri-cominciamo a credere”!(rischiando di passare per anacronistici!!!)
Lasciamoci prendere per mano per farci guidare,gregge, sui “verdi colli ” che ci ricondurranno a LUI…
Lo scopo della vita è la sana e santa armonia tra il corpo, la psiche e lo spirito: l’armonia dell’essere;
le nostre emozioni, i nostri desideri, dovrebbero sintonizzarsi sempre più con ciò che è bene e che è vero, e dunque è anche bello, capace di risvegliare l’energia vitale della vita in pienezza. Diventeremo, così, contagiosi, e faremo fruttare, finalmente, i talenti che Dio ci ha affidato.