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Il punto. 3 (Manifesto)

di Fabrizio Centofanti

In potenza siamo molte cose: un’energia allo stato puro che tende verso una realizzazione. Ma è l’atto che ci definisce. È l’idea di progetto: chi siamo veramente? Conosciamo il nostro destino, ciò per cui siamo al mondo? Ci interessa? Lo spartiacque tra superficialità e profondità sta in questo punto. Dove trovare gli strumenti per conoscersi? Secoli di percorsi spirituali e decenni di studi sulla psiche ci stanno alle spalle: sono sufficienti? L’esperienza e la competenza altrui permettono di riconoscere l’unico e l’irripetibile, la realtà originale e non replicabile che è in noi? È evidente che, non trascurando gli strumenti messi a disposizione dalla cultura e dalla storia, occorre trovare vie che facciano procedere nella ricerca. C’è un Oltre che ci supera. Un Essere che ci contiene, al quale siamo noti. Mancasse questo, non sapremmo mai chi siamo.

La conseguenza immediata di questa consapevolezza è che mi libero dal giudizio degli altri: non sanno nulla di me. Il passo successivo è che mi libero dal mio giudizio: cosa so di me stesso? Posso capirmi solo visto dall’Oltre al quale sono noto. Per questo è necessario un anghelos, un messaggero, qualcuno che mi dia notizie dalla patria di cui sono cittadino. Notizie buone, perché scalzano le false certezze accumulate nel tempo, a causa dei giudizi degli altri e di me stesso. Non possiamo vivere senza questo vangelo, letteralmente buona notizia. Abbiamo bisogno di qualcuno che ci informi su ciò che veramente siamo, sull’abissale distanza da quello che crediamo di essere.

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Il punto. 2


di Fabrizio Centofanti

C’è un mainstream che detta le regole. Se sei fuori, non conti. Bisogna sperimentare la fierezza – aggiungerei l’ebbrezza – di tale essere fuori. La filosofia raccomanda di ragionare con la propria testa, ma è il consiglio meno seguito. Il motivo è semplice: chi me lo fa fare di sostenere un contrasto? Perché lasciarmi emarginare? Per cui si tace, e chi tace acconsente. L’importante è essere d’accordo con le linee di fondo di una mentalità prefabbricata, che ti assicura di galleggiare comodamente in società –  in quelli che chiamiamo social, per esempio, la fiera dell’adeguamento e della rassicurazione esistenziale, anche quando si trattano temi apparentemente intelligenti. L’identità si è persa: la nuova religione ideologica è la punta dell’iceberg della consegna della propria persona al moloch del potere. L’importante è che non sia più te stesso, perché la verità è fastidiosa, ingombrante, inopportuna. Fuori luogo. Continua a leggere

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Il punto

È un momento di grande confusione, nella storia. Non che in passato ne mancassero, ma in questi anni tutto è accentuato – tra l’altro – dall’efficacia dei mass media, per cui l’azione dei gruppi di potere è più incisiva. Da dove vengo? Chi sono? Dove vado? Domande cancellate dalla coscienza della gente: è semplice inserire, nel progetto personale di ciascuno, risposte artificiali. Continua a leggere

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