
Era un giorno di fine settembre dello scorso anno, quando il buon Centofanti mi invitò così dal nulla a scrivere qualcosa a proposito della mia visione sulla poesia, l’esperienza di scrittura, le vicende umane legate all’ambiente e via dicendo. Ho attraversato nel frattempo un tunnel lunghissimo, non si intravvedeva uno spiraglio di luce, nonostante fossi riuscito ad uscire con il sostegno della mia sola forza interiore (e un viaggio salvifico in Messico) da un tunnel analogo nello stesso periodo dell’anno precedente (non serve averlo già attraversato a corroborare l’idea che “ce lo fatta in passato, ce la farò anche questa volta”). Quando sei dentro tutto appare tremendamente nero, insensato, vuoto, irreversibile.
Come nell’evoluzione di una tragedia greca, rappresenta il drama dell’io nella tensione tra la vita in sé stesso e la “morte” negli altri, eroe tragico incompreso, condannato a subire le avversità orchestrate da una regia occulta. Una forza che si presenta misteriosamente e ciclicamente, un destino ineluttabile che condiziona l’esistenza, senza il raggiungimento di quell’imperturbabilità essenziale per vivere stoicamente ed essere padroni di sé stessi, artefici della propria sorte. Una presa di coscienza che secondo la psicoanalisi junghiana dovrebbe condurre a rendere cosciente l’inconscio, guida inconsapevole dell’esistenza, se confuso con il destino. Ma come nell’interpretazione di Camus, Sisifo accetta sereno la sua miserevole condizione, con un senso di beatitudine, l’io rappresentato è un beat “pestato da batoste disperate” (Archiloco di Paro), che accetta come questo ritmo ciclico tra gioie e dolori, illusioni e fallimenti, sia della vita. Dissociato dal sistema che vorrebbe dominarlo, assorbirlo, renderlo schiavo, ridotto a una batteria che alimenta la realtà virtuale e simulata come in Matrix; dall’ipocrisia in cui non si riconosce e diverge, esercita il senso critico attraverso la coscienza individuale, nei momenti di massima disperazione in cui tocca il fondo vede le cose e le persone per come sono con realismo, lucidità, spietatezza, ed è invincibile nella sconfitta, fiducioso della sua forza e coerenza, soffre ma non soccombe.
L’opera si sviluppa in tre sezioni principali: dalla Mimesi della prima, intesa come simulazione della realtà, ancora possibile e agognata, tramite esperienze e incontri, ma che manifesta già i sintomi di una possibile crisi; alla Nemesi della seconda che si abbatte con il sopraggiungere della pandemia di COVID-19, scardinando ogni residua certezza e immedesimazione con la narrazione dominante, documentata tramite versi che testimoniano gli effetti devastanti che ha avuto nella vita di tutti, compresi i danni collaterali da vaccino, al di là delle divisioni e delle scelte, calandosi nel contesto storico, nella contemporaneità, mettendo in luce il legame inscindibile tra arte e vita che si influenzano a vicenda; fino alla Catarsi della terza e ultima sezione, funzione fondamentale della tragedia che, nel produrre sofferenza per gli atti inscenati, sgrava dal peso del dolore reale, attraverso il manifestarsi transitorio dell’incanto, l’auspicata purificazione da ogni contaminazione e la liberazione dalle situazioni conflittuali, verso una stato di perpetua gioia e appagamento. A queste sezioni principali se ne congiungono altre due, collocate a metà raccolta, intitolate Venice in Creta e Mexican blood in linea con gli sviluppi del dramma, in cui l’io si immerge nella reminiscenza delle civiltà minoica e precolombiane grazie alla messa in scena iniziatica di rituali antichi e moderni.
Le tematiche che si susseguono ripercorrono alcuni topos tratti dalla prima raccolta Amori & Disincanti, come la ricerca della donna ideale (figura angelica del “Dolce stil novo”, intermediaria tra l’uomo e Dio, che diventa, come descritto da Bukowski, la donna che ribalta la vita, i sogni, le idee), la disillusione dei valori e dei rapporti, l’estetica della percezione, la religione, le ideologie, le discriminazioni, l’immigrazione, il complottismo, e altri più recenti, come la teoria gender, il cambiamento climatico e l’intelligenza artificiale. La scrittura tende ad abbracciare una dimensione di condivisione universale, nella spersonalizzazione dell’io, attraverso rarissimi riferimenti a pronomi (che ne La cognizione del dolore rappresentano per Gadda “i pidocchi del pensiero”) e in particolare a quello in prima persona, quell’io che diventa detestabile e odioso (Blaise Pascal). Parlare dell’uomo in generale a partire dall’analisi di sé, sublimata dalla visione di paesaggi, luoghi, eventi, che nella purezza poetica, così come nella tecnica narrativa anglosassone dello show don’t tell, deve suscitare più che dire, evocare più che raccontare, emozionare ma anche far riflettere, per sottrarre al nulla l’indicibile.
Poesie tratte dalla nuova raccolta inedita “IOdrama”:
Purezza innevata accoglimi
bianco incontaminato delle vette
lago ghiacciato nel Gran Bosco
sepolto, una panchina osserva
dolce respiro di freschezza
neve purifica come abluzione
nel Gange, mie le uniche impronte
Amore percepisco il tuo ritorno
una nuova stagione attende
la Resistenza si fa oggi contro
l’alterazione, non basta ricordare
sciorinando superiorità morale
la partita si gioca nel presente
con lei al mio fianco
di nuovo vincente
Nel crepuscolo di addobbi silenti
barca adagiata sul molo viveronese
si avvicina la natività degli oppressi
oltre la morena innalzano nuovi detriti
strepitii sonori, effetti luminescenti
Un cormorano si crogiola al Sole
ali spiegate ritto sulla roccia
come un lemure incanta serpenti
risparmia energie in contemplazione
l’inverno delle coscienze è alle porte
Stazione 11: abbandonato sulla croce
corpo dilaniato, anima a brandelli
“ha salvato gli altri, non può salvare sé stesso” 1
nel terrore di compiere un altro errore
dietro l’angolo, soluzioni per liberarlo
non gli interessa un cambiamento
giorni oscuri, sarà questo il suo destino?
Non domandare la formula
per incantare, essere accolti
le risposte tardano a venire
indecifrabili silenzi, ostinati
dopo la parentesi amnesia
surriscalda animi e menti
oscurati dalla tempesta
sanno quello che sono
sanno quel che vogliono
– dialettica interdetta
nonsense religione comune –
Il segreto per ognuno diverso
avere carisma, consenso
senza incutere timore, sospetto
sintesi, levare il superfluo
azione senza sforzo
deporre il proprio compito
ritorno alla natura originaria
«Chi ora ti fugge, presto t’inseguirà» 2
Ha intrapreso il suo rapporto con la scrittura da adolescente componendo versi poetici e canzoni. Dopo diverse esperienze come cantante, chitarrista in band e produzioni discografiche, nel 2008 pubblica l’album Il momento giusto (Tomato Records/CNI music) seguito nel 2011 dal singolo S.P.Q.R. (VOLUME! Records) che ha suscitato molto scalpore. Nel 2012 riprende la sua passione per il canto jazz, esibendosi al Louisiana Jazz Club di Genova, al Diavolo Rosso di Asti, al Jazz Club di Torino, al Moncalieri Jazz Festival 2015 e al Torino Jazz Festival 2020, collaborando con i più importanti jazzisti torinesi. Dal 2004 è direttore del Premio InediTO – Colline di Torino, punto di riferimento in Italia tra i concorsi letterari dedicati alle opere inedite. Dalla parte opposta (Augh! Edizioni, 2018) è il suo primo romanzo vincitore del Premio Carver 2018 e del Premio “Alda Merini” 2019 di Imola; Amori & Disincanti (Transeuropa Edizioni, 2020) la prima raccolta poetica, selezionata al Premio Città di Como 2021, attraverso cui ha ricevuto una menzione di merito per la poesia Come una barca al Premio Letterario Città di Sarzana 2020 e una menzione speciale al Premio “Alda Merini” 2021. Sempre nel 2021 è stato selezionato al “Parasio – Città di Imperia” con la poesia inedita Incanto inserita nell’antologia del premio e nel 2023 lo stesso concorso gli ha assegnato una menzione d’onore per la poesia inedita Luna incanta il percorso disadorno.
