
Era un giorno di fine settembre dello scorso anno, quando il buon Centofanti mi invitò così dal nulla a scrivere qualcosa a proposito della mia visione sulla poesia, l’esperienza di scrittura, le vicende umane legate all’ambiente e via dicendo. Ho attraversato nel frattempo un tunnel lunghissimo, non si intravvedeva uno spiraglio di luce, nonostante fossi riuscito ad uscire con il sostegno della mia sola forza interiore (e un viaggio salvifico in Messico) da un tunnel analogo nello stesso periodo dell’anno precedente (non serve averlo già attraversato a corroborare l’idea che “ce lo fatta in passato, ce la farò anche questa volta”). Quando sei dentro tutto appare tremendamente nero, insensato, vuoto, irreversibile.
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