Lo stato dell’arte. Silvano Trevisani

Un filo lega l’arte al soprannaturale attraverso la natura: questo ci insegnano i testi sacri, la teologia e… Dante. Questo può rispondere un credente, forse più specificamente per la poesia che, senza la trascendenza, per la sua totale immaterialità, non perde certo il suo ruolo ma lo commisura, più di ogni arte, con livelli e problemi esistenziali, a cominciare dall’interrogativo principale: a cosa serve?
La storia della letteratura ci ha consegnato le risposte più diverse, che vanno da un eccesso all’altro: dal “non serve a niente” a “può salvare il mondo”. Ma come ogni prodotto umano, materiale o immateriale che sia, la poesia ha valore direttamente proporzionale a quello che l’uomo ci vuole trovare. Uso il verbo “trovare” perché per la poesia esso equivale quasi totalmente a “mettere”. Questo perché la quasi totalità di lettori di poesia corrisponde agli stessi poeti.
Ebbene: in questo caso la risposta ce l’ha ognuno di noi, poiché corrisponde esattamente a ognuno di noi. E quindi la casistica è illimitata, anche se si possono cogliere, negli ultimi dieci/quindici anni delle tendenze: a considerare la poesia la semplice esternazione della propria interiorità attraverso un sistema espressivo più raffinato; a pensare la poesia come una possibilità di “successo sociale” attraverso ascesa editoriale, affermazione ai concorsi, inserimento in determinati circuiti, e questo è confermato dal numero in vorticosa crescita dei poeti; a promuovere antologie di poeti solo atematiche ed editoriali.
La poesia può dare speranza? Sì se sono gli stessi poeti a crederci, ma i segnali in questo senso non sono molto incoraggianti. Mi riferisco a: la semplificazione della scrittura con l’evidente scopo di andare incontro a un pubblico non avvezzo (di cui facciano parte non poeti), favorita anche da certe tendenze critiche e naturalmente editoriali (commerciali); la scarsa propensione dei poeti a collaborare a progetti comuni con finalità contenutistiche, come avveniva nei decenni passati; il prevalere assoluto di pulsioni intimistiche e memorialistiche sulla spinta dell’individualismo della società; una segreta ma incessante lotta a classificare gli autori; la totale, repentina dimenticanza dei poeti che vengono a mancare.
Detto questo, la poesia è la più alta forma di comunicazione umana.
Avrei tante cose da dire sulla base di esperienze dirette, ma credo di aver chiarito il mio pensiero

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