di Pasquale Vitagliano

Il prof. Hunham (Paul Giamatti) in The Holdovers – Lezioni di vita (2023) di Alexander Payne rinnova una figura carismatica del cinema. “Bisogna cambiare il punto di vista per comprendere davvero il mondo”, questa è la lezione di un altro insegnante, il prof. Keating (Robin Williams) de L’attimo fuggente (Dead Poets Society) diretto nel 1989 da Peter Weir. A differenza di Robin Williams, Paul Giamatti non ha bisogno di salire sul banco per indicare ai suoi alunni una visione diversa da quella che diamo per scontato. Il prof. Hunman, infatti, è strabico e involontariamente ci suggerisce che per capire il mondo ci vuole uno sguardo obliquo. Il carattere catartico del rapporto con il docente, tuttavia, era stato messo già in discussione da Richard Brooks con Il seme della violenza. Inaugura la linea del conflitto docente-alunni dagli esiti (quasi) sempre edificanti che ritroviamo in Pensieri pericolosi (1996) di John N. Smith, che racconta la storia vera di LouAnne Johnson, ex marine e insegnante in una classe californiana molto complicata. In Italia questa classe viene collocata in un carcere minorile nel film di Marco Risi Mery per sempre del 1989.
La classe può anche essere un luogo tutt’altro che rassicurante. Ne L’onda (2008) di Denni Gansel viene raccontato l’esperimento sociale realizzato in California nel 1967 per dimostrare come dentro una scuola possano mettersi le basi per una struttura sociale autoritaria. Per altro verso, La sala professori (2023) di Ilker Catk racconta la sopravvivenza di un latente ma dannoso sistema inquisitorio e repressivo. Nel cinema italiano, vedi, per esempio, La scuola del 1995 di Daniele Luchetti, prevale, invece, un senso nostalgico consolatorio fondato sulla goliardia degli studenti e le frustrazioni di professori. Si tratta di una versione che discende direttamente da una linea interpretativa paternalistica che troviamo già in un film come Mio figlio professore (1946) di Renato Castellani e prosegue con Io speriamo che me la cavo (1992) di Lina Wertmuller, con Paolo Villaggio nella parte del maestro Marcello D’Orta, autore del best-seller dal quale il film è stato tratto. Il bellissimo film danese Il sospetto (2012) di Mads Mikkelsen introduce l’insinuazione sessuale nel mondo della scuola. Sullo sfondo c’è un’accusa di pedofilia. Ne Il diario di uno scandalo (2006) Richard Eyre al centro c’è un motivo topico della seduzione scolastica, la relazione amorosa tra un’algida professoressa e uno studente introverso. Di questo, il cinema italiano è riuscito a darne una versione trash con la saga sexyrosa delle insegnanti che vanno in collegio (1978) o ballano con tutta la classe (1979).
Sul tema della scuola, tuttavia, mi piace ricordare una bibliotecaria più che una professoressa: la vedova Hull in una piccola cittadina usa, negli anni ’50. Bette Davis si oppone strenuamente alla rimozione di un libro considerato pericoloso per l’educazione dei giovani. In un’epoca censoria come quella che stiamo vivendo, rivedere Al centro dell’uragano (1956) girato da Daniel Taradash in piena furia maccartista, risulta essere una salutare boccata d’ossigeno civile.
