Monologo di re Salomone, di Francesco Macciò

https://www.youtube.com/watch?v=pwclYoMZOaU&t=23s

da qui

Marcantonio Franceschini, Salomone adora gli idoli (?1697), Genova, Palazzo Spinola

Al tempo della vecchiaia di Salomone, le sue mogli gli

fecero volgere il cuore verso altri dèi; e il suo cuore

non appartenne interamente al Signore suo Dio.

 

Non perderti nel drappeggio 

arabescato del mio manto reale.  

Non è idolatria prostrarsi 

dinnanzi alla dea dell’amore, 

io che nell’amore ho trascorso ogni istante 

di questa mia vita mortale. 

Ogni donna che ho amato 

aveva il suo dio e nessuna  

era serva del dio della guerra. 

Ho amato principesse egizie, 

mogli sidonie e moabite,  

concubine idumee e ittite. 

Guardale tutte a una a una: 

non sono figlie di Israele, 

ma fiori sbocciati da un tronco 

bruciato che ogni giorno rivive.  Io,

figlio di David, per ognuna di loro, per

ogni loro dio, ho edificato un tempio. Un

dio non è mai malvagio: è uno, bino,

trino, sempre uguale a se stesso, come

l’acqua, la terra, il cielo 

anche io su strade diverse 

non ho mai sviato dal mio cammino.

È statua di pietra la dea greca, 

la dea dell’amore, e Amore è con lei

dio alato, la mano protesa all’arco

lontano nella mano della dea. 

Riuscirà ad afferrarlo? A colpirci?

A guidare nell’Amore l’invidia e

la cupidigia, i cuori più duri 

dei nemici, quelli più neri 

dei nostri amici? Tronchi d’albero

simili a colonne ritorte 

affiorano tra le fronde verdi,  

come una preghiera che sale  

dall’acqua e dalla terra 

fino al celeste candore del cielo. 

Guardalo con i miei occhi. 

S’illumina nel buio della foresta 

quel viso alabastrino di donna, 

il lembo della sua veste azzurra si

unisce al broccato della mia schiena.

Guardalo ancóra una volta 

con lo sguardo di chi lo ha creato.

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