«In quel tempo, essendo Gesù passato di nuovo in barca all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: “La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva”. Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno.
[…]
Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: “Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?”. Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: “Non temere, soltanto abbi fede!”. E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo.
Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. Entrato, disse loro: “Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme”. E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. Prese la mano della bambina e le disse: “Talità kum”, che significa: “Fanciulla, io ti dico: àlzati!”. E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare.» [Mc 5,21-43
?Dopo essere passati di nuovo all’altra riva, sulle labbra del mare, lì dove terra e acqua si baciano. Vita e morte si baciano. E Gesù è lì, signore della vita che non sottovaluta la morte.
Tutta l’ambientazione e la scelta dei tre testimoni (Pietro, Giacomo e Giovanni) stanno a dirci che si sta parlando di qualcosa di molto importante. Pietro, Giacomo e Giovanni sono compagni di Gesù nei momenti più significativi: il monte Tabor, per la Trasfigurazione; l’Orto degli ulivi, nella veglia notturna di Gesù, prima dell’arresto. Sta accadendo qualcosa degno di essere sottolineato, questo sembra dirci Marco.
La Bibbia parla molto bene di Dio all’uomo, perché sa parlare molto bene dell’uomo, diceva Paul Beauchamp e infatti in questo racconto troviamo una collocazione dei personaggi coinvolti che molto dicono della struttura umana dei rapporti che fanno di ognuno di noi un essere vivente, sempre in dialogo con la morte, ma orientato alla vita.
Si nota un passaggio, nel racconto, che ci aiuta ad orientarci nella sua interpretazione.
Il passaggio dal termine “bambina” a quello di “fanciulla”. Sappiamo bene che la scelta lessicale non è mai casuale nei vangeli. Nel passaggio dal termine “bambina” a quello di “fanciulla” è il passaggio dallo stato di infante (che non parla) a quello di soggetto autonomo di relazioni, familiari, sponsali, amicali. Gli unici testimoni che Gesù ammette nella stanza sono, oltre ai tre discepoli, il padre e la madre della bambina. È questa la collocazione del processo di sviluppo psicologico, affettivo, globalmente umano.
Dalla “bambina” (che non è morta , ma dorme) al “fanciulla alzati” c’è lo spazio di un triangolo relazionale che coinvolge subito i termini fondamentali dello sviluppo umano: il padre, la madre e la figlia. Questo triangolo, però, si apre subito ad un quarto termine che provoca il cambiamento: Gesù.
In quell’ «alzati» e nel seguente « si alzò» ritroviamo i due verbi delle resurrezione (anìstemi ed eghèiro). Si tratta di un vero passaggio di resurrezione, dalla morte alla vita, dalla passività di chi non parla al soggetto che sta in piedi e cammina. L’intervento di Gesù sembra rinvigorire, facendolo esplodere, il triangolo affettivo-familiare; come se l’affrancamento del figlio dovesse passare attraverso un’esperienza di morte per poter prendere forma come libertà e concretezza di essere adulto. Dodici anni è l’età in cui si cominciava a pensare al matrimonio, dati gli sviluppi anche fisici delle ragazze. È l’inizio dell’età adulta, compimento di relazioni vissute da soggetto e non più da oggetto di cure.
Non è ideale questo compimento, non è solo simbolico questo passaggio, ma vive nella sua concretezza, cogente e quotidiana: «datele da mangiare». Camminare e mangiare sono attività di un essere autonomo in carne ed ossa, vivo nella sua concretezza. Come Gesù aveva mangiato sul lago, dopo la resurrezione, la bambina, divenuta ormai fanciulla, ha bisogno di nutrimento e compito dei genitori è procurarlo e metterlo a disposizione.
« Non temere, ma continua ad avere fede» aveva detto Gesù al padre della bambina. L’essere padre consiste anche nell’affidarsi, affidando; nell’abbandono della potestà e del potere sulla figlia per metterla nelle mani che salvano. E salvezza è libertà. Salvezza è capacità di lasciare andare le redini della propria esistenza, lasciando che un altro accolga, che un altro salvi.
Lì, dove la vita bacia la morte e la annienta.

