Flutto ebbro,
macchiato di trance e di sogno, o Assoluto
che mi copre la fronte,
per cui mi cimento,
da cui ho il premio
delle profonde cose
che l’anima sa.
In febbre di stelle
che occhio mai misurò,
in notti, o caro,
che ci scordammo la morte, nell’uno dei tempi,
nel grido della creazione
viene l’unificazione
e porta via passato.
Poi tu da solo
dopo una grande notte,
grano e vino
già offerti,
giù per i boschi,
con i corni vuoti,
torna ai sepolcri
Demetra,
ancor nelle tue spalle
e dentro le tue ossa,
e poi è un’estasi,
un golfo d’azzurro,
di lacrime antico,
da infermità e miseria
un creatore nasce
che ci fa vivere,
che molto sofferse,
che molto vide,
sempre in cammino
lungo le rive
del flutto ebbro
che copre l’anima,
vasto come la digitale
che macchia d’estate i monti.


Finalmente la voce di un grande poeta! Che necessariamente rimescola le carte, così portando un nuovo dinamismo in tutto il contesto del blog.
Grazie, caro Paolo, Giorgio Stella ha un fiuto sicuro.