
Lo stato dell’arte riguardante la poesia: non credo di poter dire cosa sia ma solo, rispetto ad esso, cosa ne sento e come mi si palesa nel mio percorso di vita. Parto, dunque, dalla mia parzialità.
Rifletto sullo spazio di indagine continua sull’essere. Spazio di apprendimento della possibilità di allontanamento dal giudizio. Spazio di autenticità all’interno del quale muovo lo sguardo di una disciplina conquistata nel corso del tempo, la disciplina del possibile vedere–sentire il mondo e sé in relazione. Disciplina di forte tensione alla comunicazione, alla connessione con l’altro. Spazio non definitivamente circoscritto, spazio in continua evoluzione, spazio di mobili limiti. E’ lo spazio del nascere a sé. Spazio all’interno del quale vive il senso e la determinazione della propria spiritualità.
Lo stato: lavoro interminabile che giunge da lontano. Lavoro di staffetta all’interno dell’umanità e dei suoi processi di umanizzazione. Lavoro di continuo accesso alla dimensione dell’origine e della creazione. Attività spirituale che collega la vita dell’universo al più profondo dell’anima.
Si, a mio parere, la poesia ha molto da dire, ancora. Nella poesia alberga l’autentico della parola umana e del linguaggio nelle sue infinite forme. Nella poesia è il sedimento della visione del mondo, di sé, dell’umanità; nella poesia è il sedimento delle memorie individuali e collettive; nella poesia è la sedimentazione dell’attività del pensiero; nella poesia è lo stare dentro il percorso di accesso e progressione dell’elaborazione della spiritualità individuale e del genere umano.
A partire da ciò, mi sento di dire che la poesia sia strumento di orientamento e ricerca di senso. Non posso non pensare alle Opere fondanti la nostra cultura. Sono Opere nelle quali la messa in rappresentazione della perdita di sé, del ritrovarsi, del viaggio, della rinascita, della fondazione, della nascita della capacità umana del dir-si, trovano spazio e mostrano genesi. Sono Opere giunte a noi e sono state scritte in forma di poesia o parola ispirata.
Una falsa idea di progresso ci ha fatto, storicamente, credere che l’unica progressione possibile sia in avanti. Oggi, è necessario pensare l’evoluzione come origine sempre in fieri, come caduta altrettanto sempre in fieri, come ricerca continua anche nel buio delle navigazioni. Siamo in una “fine” o possiamo responsabilmente accogliere l’idea di una distruzione che lascia, contestualmente, avanzare-pensare altro?
Una legge di vita vuole che lasciar nascere qualcosa significhi lasciar morire altro che ha preceduto. Siamo pronti ad un differente che si preannuncia nelle budelle del già conosciuto dal punto di vista dell’umanità? Il differente è la nostra continua tensione a quella precisa dimensione dell’inesprimibile. Essere in questo percorso. La strada è questa ricerca continua di spiritualità capace di dare forma, senso e significato all’esistenza, allo sguardo sul mondo, alla consapevolezza dell’essere connessi sia al lavoro di chi ci ha preceduti che alla tensione di connessione con il cosmo intero.
Perché risvegliare la speranza? La speranza si fa, la speranza è stando nel dentro del percorso di trascendimento dalla immanenza di cui è fatta la nostra quotidianità. E’ esercizio continuo che consente affinamento di sguardo e di presenza nel mondo. E’ consapevolezza di poter tenere insieme la terra al cielo. Cielo di scrittura. Cielo di azione. Cielo di partecipazione. Cielo di condivisione che umanizza il gesto. E’ cielo, per me, tutto quell’impuro capace di affermare specificità radicate sia nell’esistenza che nelle relazioni. Si è nella speranza quando si è dentro il farsi continuo dell’atto di creazione. Non vi è momento preciso in cui ciò avviene. Ogni momento è quello sensato all’interno del proprio percorso di vita. E’ l’inizio il significante capace di portare senso.
Ciò che nell’antichità veniva venerato era il senso della generazione dell’umano e ciò prendeva le forme di corpo femminile in ridondanza di forme che indicavano l’accoglienza al Mistero della Vita e dell’Essere. Dal Verbo e nel Verbo dice la Genesi. Nella Meraviglia dicono i Presocratici. E così, ancora, all’interno dei mutamenti e delle forme succedutesi nel corso della storia dinanzi alle nuove e diverse alleanze tra corpo e parola.
Allontanarsi dalle Origini, non riconoscere la vita delle Origini, allontanarsi dal movimento operato da ogni forma dell’Origine, pensare che le Origini siano un dato del solo passato, ci tiene all’interno di quella particolare qualità del buio che, oggi, è il senso della nostra fragilità.
L’apprendimento di una cultura del respiro e dell’ascolto consente accesso alla spiritualità. Di ciò dice la poesia. Da ciò l’essere nella Spiritualità, atto di elaborazione mai ultimata. Creazione continua di cui siamo anello ontologico e forma del vivente.
