Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro


Il poco e il tutto

In quei giorni, da Baal-Salisà venne un uomo, che portò pane di primizie all’uomo di Dio: venti pani d’orzo e grano novello che aveva nella bisaccia.
Eliseo disse: «Dallo da mangiare alla gente». Ma il suo servitore disse: «Come posso mettere questo davanti a cento persone?». Egli replicò: «Dallo da mangiare alla gente. Poiché così dice il Signore: “Ne mangeranno e ne faranno avanzare”».
Lo pose davanti a quelli, che mangiarono e ne fecero avanzare, secondo la parola del Signore [2Re 4,42-44]

 

In quel tempo, Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei.
Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo».
Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini.
Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano.
E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato.
Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo. [Gv 6,1-15]

 

Nel vangelo di Giovanni manca un racconto dell’Ultima Cena di Gesù con gli apostoli, se non per il racconto della Lavanda dei piedi. Nessun accenno all’Eucaristia nelle ultime ore.

A ben guardare, possiamo considerare il capitolo 6 (tutto) del vangelo di Giovanni come racconto dell’Eucaristia.

Qui, Gesù non alza gli occhi al cielo, ma sulla folla. C’è una moltitudine da sfamare ed è interessante notare, coma fa P. Beauchamp (Lumiere & Vie 209), il diverso atteggiamento sottolineato da Giovanni: per Filippo, «non abbastanza per tutti è come niente per ciascuno. Andrea parte in senso inverso: il poco di uno solo è qualcosa per tutti?»

Gesù sembra unificare le due posizioni, prendendo il poco che si offre. « Si dà il caso che il poco di uno solo è anche il suo tutto. Il gruppo di Gesù dona tutto ciò che può, il ragazzo presenta tutto ciò che ha, la folla riceve tutto ciò che chiede [….]

[] Da niente, esce niente. Da poco, tutto può uscire.

Alla fine: se io dono tutto ciò che ho, il mio prossimo riceve tutto ciò che desidera. Il “se avessi di più…” è spazzato via da questa operazione.»

Troppo spesso, il calcolo delle nostre possibilità obbedisce a criteri economici di investimento delle risorse e troppo spesso concludiamo che “se avessimo di più” potremmo fare di più. Il pane è per tutti perché quel poco che c’era era tutto ciò che c’era ed è stato donato.

Il primo punto è accogliere ciò che si ha a disposizione: « Prese il pane». Il verbo greco (lambàno) può essere tradotto sia con prendere che con accettare. Gesù accetta il dono che si fa purché sia il dono di tutto ciò che si ha.

« Rese grazie»: ringraziò (in greco eucharistìzo). Il dono è gratis e dire “grazie” è il riconoscimento della gratuità come unico criterio del dono. Senza contraccambi, senza contropartite, materiali o spirituali.

« Distribuì»: il dono gratuito ricevuto non è fatto per essere tesaurizzato, va distribuito, a tutti, a chi ne vuole. Accogliere il dono e metterlo da parte è tradire la gratuità del dono. Solo donando a nostra volta ciò che ci è stato donato, rendiamo giustizia alla gratuità con cui abbiamo ricevuto. Gratis.

Tutti mangiaronoquanto ne volevano”, finché ne vollero, a sazietà.  Il desiderio di chi riceve diventa misura del dono, indipendentemente dal poco che si ha. E ne avanzarono dodici canestri.

Questo surplus è importante. Non solo il numero dodici richiama una totalità, ma è importante il raccogliere «perché nulla vada perduto». Osserva ancora P. Beauchamp (V&L in Atelier Evangile):

« Conservare il pane…è non più attendere dall’alto ciò che può essere dato dal basso, è rispettare il cielo ed è rispettare la terra, è comprendere che l’uno non va senza l’altra. È un modo, all’interno del segno, di andare oltre il segno. Non si vivrà di miracolo».

Oltre ogni fame, oltre ogni desiderio, l’amore sopravanza, per un “tutto” promesso, intravisto, sperato, non negato e, sotto forma di segno, anticipato.

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2 pensieri su “Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

  1. Giuseppe Impastato

    Oggi non posso non ringraziare Brandodoro per la riflessione sulla liturgia domenicale e di domenica scorsa in particolare. Ottimi e originali alcuni spunti e le splendide citazioni.
    Richiamo solo : “Oltre ogni fame, oltre ogni desiderio, l’amore sopravanza..” e la citazione di Beauchamp :
    “Non si vivrà di miracolo”. Grazie. Si tratta di validissimi incoraggiamenti e di esortazioni all’impegno quotidiano.

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    1. Lucio Brandodoro

      Sono contento di aver fornito spunti per riflettere. Anche questo è pane condiviso

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