Lo stato dell’arte. Mauro Macario

L’arte nella nostra epoca necrofora ha avuto un arresto onirico e il suo cervello è fortemente compromesso. Nessuno le augura di morire ma neanche di sopravvivere come un vegetale che 
non riconosce nessuno e nessuno la riconosce. C’è stato un tempo segnato dall’arte solitaria, individualistica, solipsistica, ma anche civile ed epica, volta al sociale.
Ora quel raggio planetario si è spento.
Un foglio per scrivere, una tela per dipingere, un marmo per scolpire, una tastiera per comporre sembrano ora quelle sculture funerarie che adornano le tombe. L’artista che è solo non può nulla, è destinato ad essere un perdente, affonda in un abisso. La civiltà tecnologica, figlia del capitalismo selvaggio, affetta da una bulimia insaziabile e omicida  nei riguardi della cultura umanistica, banchetta a ciclo continuo, disinvolta e incontrastata, cibandosi degli ultimi residui resistenziali di questa visione globale che aveva cuore e sangue, aneliti e speranze, sogni e utopie.
Pasolini, grande veggente, aveva già profetizzato questo disastro prima che dilagasse qui nei nostri giorni. Ed è stato ucciso per tacitarlo. La tecnologia e i suoi derivati algoritmici stanno sostituendo l’uomo obsoleto, con l’uomo componibile da guidare da una centralina di comandi subliminali per asservire popolazioni future a nuovi Comandamenti, non più morali, ma produttivi. Produrre in silenzio. Nel 1965 Jean Luc Godard l’aveva preannunciato nel film Missione Alphaville. Ora ci siamo dentro a questa metamorfosi, genuflessi, addomesticati, rifatti su misura in una rinascita spettrale e letargica. Trapiantati da un volere planetario, pronti a riedificarci all’interno di un encefalogramma piatto che alla morte cerebrale sostituisce un codice di comportamento unificato.
La civiltà di massa ha raso al suolo le identità culturali che ci hanno formato disidratando i sentimenti della pietà, della compassione in senso orientale, della solidarietà vista come un pericolo,ridendo delle emozioni, dell’immaginario creativo, della poesia. La memoria umanistica è un elenco di autori cancellati, durano il minuto della loro scomparsa annunciata in televisione, poi l’oblio.
La poesia sopravvive come in un reparto di terapia intensiva grazie ai poeti rannicchiati in una minuscola conventicola di struttura massonica ma a differenza dei massoni, troppo spesso, non si aiutano tra loro. Si mantiene in vita, eroicamente, un’arte che non ha riscontro di pubblico, e addirittura non è gradita nelle librerie. Eppure si continua a scrivere versi, a gridare, a bisbigliare, a denunciare, forse illudendosi che qualcosa si salverà. L’illusione è la forza e la demenza dell’essere umano. Qualcuno penserà che siamo addossati a una frontiera, partigiani dell’onirico, che lanciamo bombe da una trincea resistenziale. Ma le nostre bombe sono solo dei petardi, la luce sfavillante dura un attimo nel cielo, poi torna il buio epocale. E forse le trincee si svuotano sempre di più.
Max Stirner con L’unico e la sua proprietà, è per gli Stati del mondo, il nemico ad ogni latitudine.
L’arte oggi è chimica di laboratorio al servizio dei grandi numeri. Sono i raduni di massa ai concerti a dircelo. Fossero per i grandi talenti della musica, i miti che ci hanno allevato, ma sono dei miserandi che godono nel vuoto epocale, di stadi rigurgitanti di greggi bisognosi di un leader, di un capo branco, di un’icona da quattro soldi. Come si diceva una volta : dilettanti allo sbaraglio. Quando si parla di un supposto artista, lo si glorifica scoprendo il dossier della sua quantità produttiva, la valutazione critica non compare più.
Da un’altra parte, il cinema non usa più la pellicola, dichiarando così la sua fine romantica, il digitale l’ha sostituito. Diventa fiction, effetto speciale, elettronica. Tecnologia. Si, Non è un paese per vecchi. E’ vero. Noi, i vecchi, siamo i reduci di una giovinezza irriducibile vissuta in un periodo lontano e luminoso, con dei padri adottivi davvero da rimpiangere.

Un pensiero su “Lo stato dell’arte. Mauro Macario

  1. S&R

    “La volgarità è il momento di pieno rigoglio del conformismo.” (Pier Paolo Pasolini)

    Veramente fu profetico Pasolini, e la fase di denuncia è essenziale. Resta la sfida di trovare la fonte da cui attingere una nuova linfa, per ritrovare quei valori universali che fanno l’uomo e la donna veramente e pienamente umani.

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