Lo stato dell’arte. Nerina Garofalo

Qual è lo stato dell’arte?  

Credo che la realtà che viviamo oggi ci abbia costretti a ripensare la relazione della persona  con l’esperienza di creazione e fruizione artistica. Siamo in una dimensione di assoluto  sovraffollamento, le opportunità di incontro con i prodotti artistici, siano essi visivi, uditivi,  verbali e a volte anche cinestesici, sono continue, pur essendo di fatto illusorie e mediate  dalla rete, dai prodotti televisivi, dalla stampa.  
In estrema sintesi, crediamo di conoscere molte cose, di aver visto, letto, ascoltato, ma in  una dimensione che è sempre più separata dalla corporeità dell’incontro fra la persona e  l’opera, e dall’incontro integrale con l’opera.
Inoltre, la dimensione “prosumer”, definita da Alvin Toffler nel 1980 come coesistenza nella  stessa persona contemporaneamente del produttore e del fruitore di contenuti, unita all’idea che l’arte sia espressa da chi si autocertifica, rendono il mondo della produzione e  della creatività artistica una babele di esperienze che, se da un lato nutrono e abilitano la  capacità espressiva di ciascun*, allo stesso tempo portano le persone ad “accontentarsi”, a  generalizzare l’esperienza di incanto, trasfigurazione, intuizione nuova che ha consentito all’arte, non solo nei secoli recenti, di essere orizzonte trasformativo.  

La poesia ha ancora qualcosa da dire?  

La nostra epoca non è esattamente come quella che nasceva dopo Auschwitz. Siamo non  in una trasformazione legata a qualcosa che cambia la storia per sempre (il pensiero  presocratico, il cristianesimo, la rivoluzione industriale, il marxismo, la nascita del  capitalismo, la Shoah, l’atomica su Hiroshima e Nagasaki, il nazismo). Siamo di fronte a  qualcosa che ci riporta indietro, vertiginosamente, sul cronogramma della Storia. E che,  allo stesso tempo, palesa l’imprescindibilità del pensiero e del sentire dalla protezione destini individuali (siano quelli delle persone, delle famiglie, delle nazioni e del pianeta).  Ovvero, trasforma gli ideali di dialogo aperto, scambio e contaminazione reciproca, di  accoglienza e di futuro in quelli che danno valore a nazionalismi, autoritarismi, modelli  economici della prima industrializzazione, esclusione delle identità non conformi a ipotetici  modelli, ri-posizionamento del femminile nell’alveo della protezione della famiglia e della  razza). Insomma, un film dell’orrore. 
La cancellazione del sentimento del futuro e della meraviglia, a vantaggio di una salvaguardia  nell’oggi, è diventato il sentimento dominante.
Intendo dire che la domanda di Adorno a cui risponde Celan dopo la Shoa, oggi risulterebbe  mal posta. Oggi dovremmo dire, con Hölderlin (citato da Heidegger nel suo Sentieri interrotti),  Perché i poeti nel tempo della povertà? 

È uno strumento che aiuta a ritrovare la strada?  

Certamente la poesia, come accesso al non pensato (per dirla con Gordon Lawrence), come  orizzonte trasformativo, capace di cambiare per sempre attraverso la lettura dei versi il  percorso sentimentale ed esistenziale di chi legge, non solo aiuta a ritrovare il sentimento  di sé nel tempo ma, in un certo senso, crea la strada.

C’è ancora una strada?  

Credo che la strada per l’arte, per la poesia, e per la persona, non possa che somigliare  molto a quella descritta e percorsa ne “La strada” di Cormac McCarthy. È una strada fitta di  abbandoni, disperazioni, fragilità, ma anche fortemente di desiderio, di volontà, di  immersione nel buono, là dove ci sono la luce, il fuoco e il mare. Ovvero un nuovo  orizzonte visibile. Occorre tener vivo il fuoco, ma per vedere il mare. Per incontrare gli  “altri”. 

La poesia, l’arte, la letteratura, possono risvegliare la speranza in un presente migliore? 

Non solo possono, devono. Ci sono due strade che l’arte e la capacità di esprimere e  scoprire possono far sì che la persona le percorra. La prima è quella di aiutare ciascun* a  individuare la forma creativa che più ne abilita la capacità di vedere, sentire, restituire.  La strada, a tutti aperta e da tutti raggiungibile in una società sana, dei laboratori di  scrittura, fotografia, pittura, e così via. Il cui scopo non è individuare nuovi artisti, ma  abilitare le persone ad esprimersi al meglio con libertà e creatività. C’è poi invece la strada  che si compie da sola, che è quella che percorre il poeta, l’artista, la cui potenza è tale per  cui avviene, in chi la incontra, quella rivoluzione che sola riapre oggi la porta del futuro. E  della speranza. 

Sono domande difficili: ma se aprissero spiragli di senso in un’epoca che sembra perderlo  ogni giorno di più? 

Le domande che mi hai posto, che hai posto, mi hanno emozionata. Sono domande che  occorre farsi, per quanto le risposte siano incerte, solo intraviste, persino dolorose. Molto  del mondo dell’arte è un laboratorio di ricerca. A cielo aperto. Fatto da persone che  provano a incontrare il non pensato. In mezzo ad esso, talvolta, si apre un’oasi di Paradiso,  quell’incontro con il nostro essere di nessuno, alla terra consegnati, dalla mortalità definiti,  dalla libertà distinti. Ecco, solo sentendo questo, ci consegniamo al futuro, e per chi ha  fede, alla casa del Padre, dove non c’è più compito alcuno, ma solo bellezza, luce e, forse,  canto

Per dirti quel che sento fino in fondo, ringraziandoti per la bellezza di aver pensato insieme, vorrei che leggessimo insieme questa, e la leggessimo così com’io la sento: 

Paul Celan 

La rosa di nessuno 

Salmo 

Nessuno c’impasta di nuovo, da terra e fango,
Nessuno insuffla la vita alla nostra polvere.
Nessuno.
*
Che tu sia lodato, Nessuno.
È per amor tuo
che vogliamo fiorire.
Incontro a
te.
*
Noi un Nulla
fummo, siamo, resteremo, fiorendo: la rosa del Nulla,
la rosa di Nessuno.
*
Con
lo stimma anima-chiara,
lo stame ciel-deserto,
la corona rossa
per la parola di porpora
che noi cantammo al di sopra, ben al di sopra
della spina.

Un abbraccio, 

Nerina 

Roma, 26. Luglio 2024



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